Io birbante

Era un pomeriggio d’estate della fine degli anni novanta.

Era il 1998, per la precisione.

E Sergio aveva lavorato come un miccio per ottenere, in via santa Giustina, un paio di stanze in più, per la federazione dei Democratici di Sinistra, che naufraghi delle gestioni precedenti, stavano retrocedendo in uffici sempre più piccoli, sempre più incasinati. Non sapeva, Sergio, o forse lo immaginava, che altri traslochi sarebbero seguiti, fino alla chiusura, ignobile, indecorosa.

Non sapeva neanche, mentre murava quelle piastrelle impastando moccoli e calcina, che in quella stanza sarebbe arrivato, come una furia, Marco Minniti, col vestito buono, nero il vestito e infuriato lui, per sgrendinare, ognuno di noi, giovani, pazzi furiosi, testardi, ostinati come solo a vent’anni si è capaci di essere.

Colpevoli di non voler cedere le armi, giapponesi nella giungla a guerra finita.

Chissà se i tifosi dell’allora ulivo dei cittadini, contro quello, brutto e cattivo, dei partiti, hanno mai saputo che il loro più grande supporter era proprio il braccio destro di D’Alema prima e ministro degli interni poi.

Chissà se hanno mai saputo che uscii quasi in lacrime, da quella riunione nella quale ci disse chi continua è fuori.

Adesso non è importante.

Importante è chi mi raccattò, quasi sulla porta, con lo sguardo da finto cattivo.

Dove vai?

Via. L’hai sentito Minniti? Siamo fuori.

L’ha detto Minniti?

Sì.

E a me m’importa una sega di Minniti.

Io birbante.

Soffiati il naso. Un ti si pole vede’. Torna lì dentro. Sei fuori te come tutti, i compagni non si lasciano mai.

Mai.

Come lui. Che non ci ha mai lasciato.

Che non mi ha mai lasciato.

Anche quando non eravamo d’accordo.

Io birbante, ma come mai ogni tanto un capisci una sega nulla così?

Non ci lasciava mai perché era sempre il primo ad aprire la federazione, l’ultimo a chiuderla.

Sergio c’era. C’erano le sue sigarette, i suoi occhiali, la sua barba. La sua voglia infinita di fare, di non arrendersi mai, di essere d’aiuto a un’idea, a una visione del mondo dove nessuno restava indietro, dove nessuno restava solo.

Da Sergio andai quando l’amore di quegli anni mi lasciò.

Da Sergio andavo quando ero incazzata.

Con Sergio parlavamo, fino a notte fonda, finendo a casa sua la bottiglia di zibibbo e barcollando a piedi verso casa.

Con Sergio ognuno di noi si sentiva piccolo e grande insieme, perché dei nostri vent’anni capiva ogni fragilità ma ai nostri vent’anni dava cittadinanza.

Ci ascoltava, Sergio, perché non aveva mai dimenticato il ventenne che era stato.

Ci ascoltava perché ci amava, ognuno di noi, coi nostri casini e le nostre speranze.

Per noi ha fatto il tifo, paziente e silenzioso, ha gioito dei nostri successi e consolato le nostre delusioni.

Non credevo che sarebbe mai successo.

Non ho mai messo nella possibilità delle cose il fatto che un giorno Sergio potesse semplicemente non essere più.

Invece eccoci qua. Senza Sergio.

E mi pare ancora qualcosa che non sta fra le cose plausibili.

Mancherà a tutti noi, com’è giusto, per sempre.

Au rendez- vous des bons copains,

Y’avait pas souvent des lapins

Quand l’un d’entre eux manquait à bord,

C’est qu’il était mort

Oui, mais jamais, au grand jamais,

Son trou dans l’eau n’ se refermait,

Cent ans après, coquin de sort,

Il manquait encore!
https://youtu.be/L9oEcWFjF3M

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3 risposte a Io birbante

  1. AD Blues ha detto:

    Queste persone sono sempre più rare :(

    —-Alex

  2. pensierini ha detto:

    Sarà sempre, nel vostro pensiero, nel vostro cuore e nei vostri discorsi di lui. Questo tipo di persone non le si può dimenticare.

  3. marcoghibellino ha detto:

    L’ha detto Minniti?

    Sì.

    E a me m’importa una sega di Minniti.

    Io birbante.

    Soffiati il naso. Un ti si pole vede’. Torna lì dentro. Sei fuori te come tutti, i compagni non si lasciano mai.

    Mai. !!!!

    un grande

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