Animali fantastici 1: il Grippaudo

Inizia con stamani una raccolta degli animali fantastici che hanno caratterizzato la mia infanzia e la mia giovinezza.

Ogni generazione ne porta con sé una dote: mia madre mi parlava di fucili di legno, di pesca all’anguilla con l’ombrello, di lotte per le figurine e i tappini.

Io racconterò, ad uso e consumo dei ggiovani d’oggi, alcune strane bestie ormai estinte.

La prima bestia di cui vorrei parlarvi è il Grippaudo: non badate all’ anno della foto, sono assai più giovane di così, ma secondo me molti di voi hanno capito. Molti ma non tutti.

Il grippaudo, orario dei treni di tutta Italia, veniva in casa mia regolarmente comprato, due volte l’anno (orario invernale e orario estivo) ed era tenuto da conto come il Vangelo, il Sesto Caio Baccelli e il calendario di frate indovino.

Il Grippaudo veniva consultato per ogni occasione: dai viaggi verso la zia di Roma ai più brevi pisani o fiorentini, alle vacanze in Francia o all’Isola d’Elba.

Il Grippaudo consentiva di sognare, connettere con una linea immaginaria il viaggio desiderato, studiare i cambi, le ore di attesa, le coincidenze auspicabili.

Il Grippaudo era la potenzialità resa treno.

Col Grippaudo si viaggiava, pianificava, immaginava.

Il Grippaudo non sbagliava mai, bastava stare attenti a leggere la legenda per evitare spiacevoli inconvenienti: non ferma a Ripafratta, non si effettua di sabato, corsa festiva.

A volte si stava attenti a prendere il treno che non faceva tutte le stazioni, identificabile dalla riga continua che eliminava tutte le briciole ferroviarie in mezzo a una partenza e un arrivo, a volte si sceglieva il tremendo trenino se ci interessava una piccola stazione di passaggio.

Più pesante di una app, più grosso di un’enciclopedia, più complesso di una combinazione di tasti, il Grippaudo si è piano piano estinto, lasciando il posto alla rete, agli smartphones, alle app.

Ma io sarò per sempre grata al Grippaudo, per quel senso di onnipotenza che ti regalava il poterlo sfogliare.

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