La bubbara

Davanti casa di nonna ida hanno accesso la bubbara.

La bubbara è un grande fuoco, in un campo aperto, che i contadini accendono in autunno per bruciare le ramaglie potate degli olivi appena colti, le foglie secche, l’ultima tagliata dell’erba.

Il piccolo era molto curioso, così siamo andati a vedere.

Ci siamo seduti, nell’erba quasi umida della sera, a guardare quella furia ipnotica, la danza del fuoco, il volare del fumo.

Intanto il cielo scuriva veloce, lasciandoci con la nostra piccola stella irrequieta, a guardare.

Da bambina amavo guardare il fuoco in silenzio, che fosse la bubbara di Santina o il caminetto di casa, era affascinante e magico, la legna che diventava prima rossa e poi nera, le fiamme gialle, il fumo chiaro.

Il piccolo invece ama poco il silenzio, almeno per ora, e tutto è troppo nuovo per non fare domande.

Di cosa è fatto il fumo?

Perché è giallo il fuoco?

Come mai è caldo?

Il piccolo mette in difficoltà, brutto manigoldo.

Mentre cercavo spiegazioni chiare per un treenne mi godevo la serata d’autunno, un prato, un bimbo curioso.

E una bubbara liberatoria, dove buttare la stanchezza della settimana, le brutte parole sentite, la fatica dei giorni, i brutti pensieri.

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