Come te, come tanti

Sono stata a sentire belle storie, al convegno SIPS di Milano.

Perché una bella storia merita di essere raccontata, così da volare lontano, incontrare gente, farsi accarezzare da mani sconosciute, posarsi a terra e mettere radici.

La giornata di ieri era dedicata al racconto delle buone idee.

E siamo andate, Pippi ed io, (Pippi non la conoscete, non ancora) a fare il tifo per una bella idea, nata dalle chiacchiere di due mamme nella sala d’aspetto della neuropsichiatria infantile e volata in alto fin sopra il Duomo di Milano.

La neuropsichiatria infantile è un posto che conosco, un posto che molta gente frequenta.

Io me la immagino, la dolce e determinata Rossana, ascoltare le confidenze dell’altra mamma e pensare anche a me è successo, anche io ci sono passata.

E poi magari pensare e se ci mettessimo insieme, noi che ci siamo passate, noi che ci stiamo passando, se ci facessimo forza, se ci ascoltassimo, se ascoltassimo chi ci sta per passare, se potessimo farlo sentire meno solo…

Così è nato Come te, gruppo d’incontro per genitori con figli con disabilità.

È nato ed è fiorito, al Centro per le Famiglie, che è la casa di tutti noi dalle famiglie strampalate, come se ce ne fosse una che non lo è, e infatti è la casa di tutti.

E il gruppo è cresciuto, come i bimbi, ha organizzato gite, giornate, momenti comuni di riflessione.

Si è fatto forte e robusto.

E ieri, si è timidamente, ma fieramente raccontato.

E noi lì, ad applaudire commosse come due zie contente.

Prima di loro una psicologa ha raccontato l’esperienza di Pisa con le famiglie che adottano un bimbo all’estero (uhm…. dove l’ho già sentita questa storia?) e un’altra dottoressa ci ha spiegato l’influenza (o meno) del genere nello sviluppo e nell’apprendimento.

Dopo di loro abbiamo sentito studi interessantissimi sulle infermiere che hanno avuto aggressioni in ospedale, sugli adolescenti e l’insorgenza della pubertà, sulla salute spiegata a scuola e su un gruppo di ragazzi di Bergamo che fanno fare esercizi per la mente agli anziani della loro città.

Perché le storie, se non si raccontano, pare quasi che non esistano.

Invece esistono, e hanno il dolce sorriso soddisfatto di Rossana, in una mattina milanese di cielo blu.

(Chi volesse informazioni su Come te può trovarle qui).

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