d’acqua e di storie

Quando ero alle elementari la maestra portò tutti in gita “a casa mia”.

Santina fece la pizza nel forno, spiegò come si faceva il vino e l’olio, cosa mangiavano le galline e cosa, invece, le mucche.

Io ero insieme lusingata e emozionata, incuriosita di guardare la mia vita con gli occhi degli altri bambini, ero fiera della mia vicina di casa/ quasi nonna/ tata, che spiegava ai miei compagni cose che sapevo bene, che mostrava la sua e quindi anche la mia quotidianità.

Sabato mattina ho di nuovo provato quella bella sensazione.

Col centro Bucaneve, e grazie a Pietro di Arliano (el pibe, per gli amici) è stata organizzata una passeggiata per le vie dell’acqua, che a farneta, un tempo, alimentavano tre mulini.

Il mulin di cima.

Il mulin di mezzo.

Il mulin di fondo.

Il mulin di fondo non valeva, era un mulino vero e c’era sempre gente a lavorare e a comprare farina.

Ma il mulin di cima e il mulin di mezzo erano casa mia.

Perché da bambina possedevo quasi tutta farneta: ovunque potevo stare in silenzio per conto mio, quella era casa mia. Ovunque potevo riflettere, guardare fiori, osservare lo scorrere dell’acqua, quella era casa mia.

Casa mia i mulini, casa mia il rio di Magazzeno, casa mia la via di Popolo, casa mia dietro la Chiesa e casa mia le vigne d’intorno, soprattutto quella di Turo, che aveva mezzo filare d’uva fragola.

Il mulin di mezzo aveva una bellissima ruota, e un pavone con la ruota bella anche lei.

Il mulin di cima era anche il lavatoio del paese, e anche adesso, per me, è il lavatoio dei pensieri, dove andare a cercare di capire, di riposare, di mettere in fila.

E così, a far parte della comitiva, mi è parso di essere in gita d’istruzione nella bambina che fui.

Ho ascoltato le storie delle donne, ho fatto sentire l’acqua fredda al piccolo, mi sono goduta la sua felicità quando ci ha messo le mani dentro.

Alla Certosa abbiamo ascoltato i racconti tremendi dell’eccidio e quelli sereni della vita quotidiana.

Ho portato presto il piccolo a casa, senza poter continuare il giro della gita, ma ci torneremo insieme, a guardare l’acqua che scorre, pulita e fredda, come il nastro dei ricordi più belli.

Grazie pibe di Arliano e grazie Bucaneve, perché amare e raccontare il proprio territorio aiuta l’anima ad aprirsi agli altri, a capirli e a invitarli a entrare per un caffè nella stanza delle meraviglie.

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Una risposta a d’acqua e di storie

  1. pensierini ha detto:

    A me invece intimidisce, essere al centro dell’attenzione. Mi dà proprio l’ansia. Ma sto cercando di vincerla. :-)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...