Addio Omone

Il mulin di cima era casa mia.

No, non è vero, era casa tua.

Ma da bambini pare tutto di tutti, e farneta non ha mai avuto cancelli, reti, confini, muri.

Almeno non la nostra parte di paese, quella delle case coloniche, quella dei mezzadri della certosa, così lontana dalle villette del paese nuovo.

E al mulin di cima sono sempre andata, e ti ho sempre visto, gigante anche quando eri piccolo.

Omone.

Ti chiamavano.

Che l’Omone vero era Evaristo, prima di te, ma da lui avevi preso la stazza, l’ovale del viso e il naso aquilino.

Omone.

Che i soprannomi restano addosso e non te li levi più.

Che facevi parte della mia vita come ne faceva parte il mulino: come qualcuno, qualcosa, di eterno, c’è il mulino, c’è l’Omone.

E invece leggo sul giornale che non ci sei più.

Che te ne sei andato mentre lavoravi, non sanno ancora cosa sia successo, c’è scritto.

Quello che succede adesso è che un paese ti piange, e piange una morte ingiusta e cattiva.

Mancherai a tutti noi, a tutti noi cresciuti con te, fra il mulino, la chiesa, il bar, i campi, i fossi, le vacche.

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Una risposta a Addio Omone

  1. pensierini ha detto:

    Se viene a mancare un pezzo della tua vita, lo strappo si sente.

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