ragazzini 2

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eccomi qui, in una casermetta della mura, al buio, arrivata di corsa, trafelata, scarmigliata, spettinata, poco concentrata.

mi ha invitato una cara amica, “un incontro con Francuccio Gesualdi, per parlare di Don Milani” mi aveva detto.

così mi ero immaginata un posto che assomigliava a una sala per conferenze, con un tavolo, delle file di sedie, l’ospite d’onore al centro, le domande del pubblico, le sue risposte.

e invece sono qui, in una casermetta delle mura di lucca, le sedie sono a semicerchio, in fondo alla sala dei ragazzini recitano.

ragazzini di tutte le taglie e di tutte le misure.

piccoli e grandi, ragazze e ragazzi, magrolini e rotondi, alti e bassi, trecce nere di capelli da bambina e piccole zazzere bionde.

mettono in scena la scuola di Barbiana.

racontano Don Milani con forza e con coraggio, ripetono frasi che a leggerle sui suoi libri vibrano forte ma che a sentirle uscire dalla bocca di bambini fanno rizzare i peli sulle braccia.

si chiedono cosa diventeranno da grandi.

qualcuno vuole diventare astronauta e andare sulla luna.

qualcuno medico.

qualcuno dice di voler essere felice, da grande.

“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia.”

dicono.

recitano con passione, con la voglia di raccontare una storia e di raccontare la loro di storia.

nei gesti di qualcuno si legge la fatica di farli in pubblico e il coraggio di farlo.

nella voce delle ragazze si sente la forza, in quella del ragazzo più grande la calma.

in ognuno di loro c’è la voglia e il desiderio di cambiare le cose, se non quelle del mondo almeno quelle del loro universo, mondo in miniatura che ne contiene infiniti.

grazie ragazzi, grazie di avermi ricordato chi ero e come dovrei essere ancora.

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13 risposte a ragazzini 2

  1. marcoghibellino ha detto:

    sono sempre in difficoltà quando non sono daccordo su una parte di quello che posti, =.= ho paura di irritarti e mi faccio vagoni di seghe mentali, tipo:
    ma è fondamentale che io risponda?
    starò esagerando?
    ecc ecc

    poi finisco per scrivere comunque perchè ti stimo e vedi mai che io o te si riceva spunti utili su cui meditare

    Dunque ^^ :

    ” Sortirne da soli è avarizia”
    premesso che Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio è una generalizzazione così marchiana da far piangere ; non credo che il problema di uno di questi ragazzini di buona famiglia ( cattolica suppongo) lucchese sia lo stesso di un coetaneo del bangladesh o del ruanda eh, questi facili slogan mi fanno l’effetto del rosso al toro.
    Sortirne da soli ? perchè no? perchè è avarizia, perchè mitizzare sempre il branco , il gruppo il mucchio ?
    Da soli si può meditare analizzare ponderare , nel gruppo volenti o nolenti per metà del tempo la mente è occupata a valutare e agire secondo le dinamiche di gruppo, l’uomo è un animale sociale , ma sappiamo tutti bene che i mucchi tirano fuori più l’animale che il sociale .
    Uno degli effetti maggiori della cultura dei gruppi è convincere che le gerarchie sono giuste, che è più importante come la pensa il gruppo che le idee del singolo, questo porta a depotenziare la capacità critica perchè ( vedi mio incipit di questo post == ) un pensiero differente può portare all’ esclusione dal branco

  2. donna allo specchio ha detto:

    Marco mi hai rubato le parole dalla bocca!! io ho passato l’infanzia in scuola cattolica borghese e ho vissuto la realtà descritta da Marco. E ne sono uscita schifata. Anche per questo sono emigrata nella laicissima francia che considero la mia seconda patria, anche per questo sono gauchista e melanchonista!! Sortirne da soli non è avarizia per me.

  3. donna allo specchio ha detto:

    pero devo dire che la versione di pensierini è quella che avrei voluto vivere … ed è la realtà che hanno vissuto delle persone che ho conosciuto

    • marcoghibellino ha detto:

      Ma chére vive la différence, ^^

      Anche l’opinione di Pensierini va messa in conto , quello di Barbiana era un gruppo ” obbligato” cioè inevitabile perchè un gruppo di autodifesa sociale; come fa notare anche lei ” c’è da considerare che i ragazzini di Barbiana erano un gruppo molto omogeneo e che avevano da pensare soprattutto ad emancipare se stessi, prima che il Terzo Mondo. “

    • pensierini ha detto:

      Grazie, ti abbraccio. Sono particolarmente giù di corda, in questo periodo e leggere quello che hai scritto mi fa bene al cuore :-*

  4. Isa ha detto:

    Credo che i testi di Barbiana vadano storicizzati, e non c’è da idoleggiare nessuno e nessuna epoca o modalità di approccio alla vita individuale o collettiva. Detto ciò, queste persone comunque venivano abituate a pensare che una soluzione collettiva a problemi che sono collettivi (l’organizzazione economica e sociale e le sue conseguenze spesso lo sono, nn è solo sempre questione di gusti e inclinazioni se uno si trova bene oppure male e magari si trasferisce) è quella da considerare, che da soli al massimo si resta a galla ma circondati da disastri, e sì, si sentivano anche per questo probabilmente molto vicini al “Terzo Mondo” come si chiamava allora: perché pensavano anche in termini non individualistici. Francesco Gesualdi e sua moglie appena sposati poco più che ventenni, infermieri, invece di buttarsi a dare il concorso per entrare a lavorare in ospedale (cosa fatta più tardi) e a farsi la casetta e cose così sono andati a fare gli infermieri in Bangladesh – il Bangladesh della prima metà degli anni ’70. Solo un esempio.

  5. donna allo specchio ha detto:

    @pensierini : mi dispiace che sei giù di corda, se vuoi puoi scrivermi in privato a qualsiasi ora, il mail dovresti trovarlo sul tuoi blog perchè a volte ti ho scritto, senno fammelo sapere
    @marco, l’opinione di pensierini, come quella di lucia e la tua le tengo sempre da conto e le rispetto sia che coincidano con le mie sia che no

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