Le quattro del mattino

Le quattro del mattino.

Da tre giorni di seguito.

Sveglia, impossibile riaddormentarsi.

La primavera mi rifrulla l’ipotalamo, il bimbo mi urla che mi vuole nel suo letto, stramazzo insieme a lui alle dieci raccontandogli storie che ormai viaggiano da sole e addormentandomi al suono delle mie parole.

Poi una pedata, un calcio, o una testata mi sveglia alle tre e mezzo e mi ricorda che sono nel letto sbagliato e mi spedisce prima in bagno, poi a bere, infine nel mio letto dove inizio a passare in rassegna i pensieri del giorno dopo, gli appuntamenti, i problemi, le soluzioni.

Alle quattro di mattina si possono avere pensieri vicini alla rivoluzione.

Il mondo ancora dorme.

Mi sento Geppetto nella pancia buia del pescecane.

Le sopracciglia mi pesano ma le palpebre non si chiudono.

Mi ricordo certi viaggi in treno, da ragazzina, a guardare al finestrino l’alba arrivare mentre fuori scorreva il mondo scuro.

Mi ricordo certe prime notti in Germania, dalle quali mi alzavo stanca e stranita.

Fra poche ore una giornata pesante.

Io riprovo a dormire, sognando l’alba.

Buongiorno, o buonanotte a tutti.

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