Io mi ricordo di te

Me l’ha detto così, un tipo al ristorante, a un pranzo degli auguri, (di questo passo prenderò venti chili).

Io mi ricordo di te, mi ricordo bene, tu mi sa di no, ma io sì. Stavi con M. ci trovavamo sempre da Giacomo!

Io lo guardo, mi sforzo. Nulla. Un bell’uomo, che mi ricorda qualcosa. Ma non ricordo cosa.

Quando all’improvviso eccoli, i miei diciassette anni, piccina e insieme grande, adulta, seria, impegnata, intelligente, buffa, molto buffa, dai grandi occhiali e altrettanto grandi passioni, di lunghe letture, di grandi silenzi e fiumi di parole a giorni alterni.

Eccola, la piccola del gruppo, la liceale in un mondo di universitari, che correva per stare al passo, che spesso non capiva, che però amava tutto quello che il mondo dei più grandi poteva insegnarle.

La politica, prima di tutto.

C’erano alcuni punti fissi, semplici, chiari.

I giovani socialisti erano furbi e senza scrupolo (uno di loro, il più furbo di tutti, adesso, che ve lo dico a fare, è pentastellato).

I cattolici non volevano essere strumentalizzati. Erano capaci di dire solo quello alle riunioni. I cattolici non volevano essere strumentalizzati. Ok. Ci saremmo stati attenti.

Ah, erano anche sensibili, i cattolici. La sensibilità cattolica era la cosa più facile da ferire, come far impazzire la maionese.

L’estrema sinistra doveva prima fare il direttivo invece.

Non si capiva mai su cosa, ma senza il direttivo non andavano da nessuna parte.

Noialtri invece eravamo naturalmente perfetti, intelligenti, razionali e cristallini. Noi. Che si perdeva ogni elezione, che si fumava di notte (io no), che si chiacchierava a casa di Giacomo o di Serena.

Che un giorno ci dissero, ognuno per conto suo: “ho fatto domanda di Erasmus”.

E io a guardarli come astronauti, spediti da un razzo fuori dalle mura, spaventata e ammirata, pensando cavolo, un giorno lo faccio anche io.

Erano strani, i miei diciassette anni, ma bellissimi.

Per la prima volta andai in Germania, a diciassette anni. Col treno.

Per la prima volta mi fu regalato un libro con la dedica scritta a penna.

E per il mio compleanno, i miei amici, mi regalarono il vinile di Lindbergh.

Ed ero molto, molto felice.

È stato bello ripensarci.

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Una risposta a Io mi ricordo di te

  1. pensierini ha detto:

    Parlaci di M. :-P :-P :-P

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