una vita normale

Quando vivevo lontano mi ricordo che la prima cosa che mi fece sentire bene fu un’amica.

C. a Lussemburgo, la Bionda a Dresda.

Non dimenticherò mai le serate nelle quali le ho conosciute, non dimenticherò mai il senso di sollievo, di lieve e leggera felicità, di serenità, che mi entrarono nel cuore.

Potevo ricominciare, potevo ripartire, non ero sola.

Non scappavo da niente che non fosse la mia vita, non lasciavo niente che non avessi potuto ritrovare con un’ ora di volo.

Sabato sera abbiamo conosciuto una famiglia di rifugiati siriani di origine armena.

La nostra età, un bambino di otto anni dagli occhi dello stesso intenso colore del principe.

Come vorrei essere la loro Bionda, la loro C., la loro ripartenza.

Come vorrei poter essere, per qualcuno, quello che altri sono stati per me.

Come vorrei che, andando a dormire, pensassero che questa città strana possa essere casa, possa essere serenità, possa essere una nuova vita.

In una cartellina le foto del matrimonio, i familiari sorridenti, i bei vestiti luccicanti.

Questo è mio fratello, adesso vive in Libano, l’altro, eccolo qui, vive in Kuwait, mia sorella invece vive in Canada…

Non sapere se rivedrai mai più i tuoi fratelli, non sapere se tornerai più a casa.

Non sappiamo cosa sia diventato vivere a Damasco, sappiamo solo che quello che noi abbiamo sempre chiamato “casa” non esiste più, la guerra ha rotto le case ma soprattutto le relazioni”.

Guardo queste persone e non posso fare a meno di pensare che quello che raccontano potrebbe succedere a ognuno di noi, che un giorno si sono svegliati nemici a casa loro, fuggiaschi senza volerlo, vivi per un fortunato scherzo del destino.

È toccato a loro, ma poteva toccare a noi.

Siete a casa, respirate e ripartite, insieme a noi.

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8 risposte a una vita normale

  1. AD Blues ha detto:

    Ho paura che, per chi è stato strappato a forza dalla propria casa, nessun altro posto potrà essere casa.
    Il nostro compito è quello di accogliere ed aiutare ma non potremo mai cancellare quel dolore.

    —-Alex

  2. donna allo specchio ha detto:

    Ci penso ogni volta che vedo qualcuno mendicare (tranne gli zingari, ma solo perchè sono entrati 2 volte a casa mia a rubare e penso ho già pagato per loro :) )

    • pensierini ha detto:

      Non capisco, DAS, questo è un momento in cui non capisco niente :-(

      • donna allo specchio ha detto:

        Hai ragione, nel commento sembro fare confusione fra rifugiato e immigrato e mendicante. In realtà è che estendo il concetto di rifugiato di guerra a rifugiato économico perchè trattasi di persone lontante dal proprio paese indipendentemente dalla causa. E molti dei rifugiati economici qui in Francia ed in italia li ho visti per strada a mendicare. E per loro provo molta pietà e empatia. Ma quando mi ritrovo davanti gli zingari l’empatia mi viene meno perchè per i due furti che ho subito in casa la polizia ha stabilito per la tipologia di roba rubata e il modus operanti che potevfano essere stati zingari. Cerco di fare quello che posso, ma sono comuinque umana. Quindi mi dico che si sono già presi da me quello che gli spetta ed altro. :)

  3. pensierini ha detto:

    Respirare, respirare, respirare. Ripartire solo se se ne hai la forza. Solo se puoi sperare di contare su un braccio forte a cui appoggiarti. Se e solo se.

  4. donna allo specchio ha detto:

    @pensierini: mi spiego ancora meglio: quel ci penso, era riferito alla frase di lucia !
    È toccato a loro, ma poteva toccare a noi.

    • pensierini ha detto:

      Sì, ho capito. Io sono più cattiva di te: ai mendicanti non faccio quasi mai l’elemosina, perchè ci sono un sacco di posti di lavoro, ai prosciutti, nella mia zona, i maschi, a fare le pulizie all’ospedale, e dì che vadano a lavorare. Invece non nego soldino a quelli che suonano la fisarmonica o altri strumenti, ma egoisticamente, perchè mi regalano un momento di serenità. :-)

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