Lieber Marc, cher Marc, caro Marco

Caro Marco, è passato tantissimo tempo dall’ultima volta che ci siamo visti.

Così è la vita, so ist das Leben, dite sempre voi.

Ma io non ho dimenticato.

Faceva uno strano freddo grigio quel giorno, gli altri amici avevano cose da fare e noi arrivammo a piedi al père Lachaise.

Parlavamo sempre francese, insieme. Troppo acerbo il mio tedesco, troppa la tua voglia di essere francese come il tuo grande amore.

Il francese, a Parigi, parlato dal un tedesco e un’italiana, era un ponte comodo e largo.

Arrivammo al muro dei comunardi e anche al viale dedicato ai caduti della guerra di Spagna della guerra civile.

Io, la nipote di un fascista, tu, il nipote di un nazista.

Io ti raccontai che nella mia città iniziavano cose che non mi piacevano, l’amministrazione di centrodestra aveva concesso tempo prima a un movimento neofascista l’uso di uno spazio pubblico, per celebrare la Repubblica di Salò, il 25 aprile, il giorno della nostra festa di Liberazione.

Tu mi avevi detto di essere molto preoccupato di quello che stava succedendo in Germania, soprattutto a est, dove i neonazisti iniziavano a ricevere consensi inimmaginabili.

Pensavamo entrambi che la risposta sarebbe stata l’Europa unita, quell’Europa, all’epoca, quasi tutta socialista.

Jospin, Zapatero, Schröder, perfino Blair rappresentava una speranza per l’Inghilterra dopo anni.

Noi avevamo il peggiore centrodestra del mondo e il centrosinistra soltanto a targhe alterne.

Ed eccomi qui, a raccontarti che nella mia città quella gente è ancora violenta, ancora feroce, ancora prepotente e libera di fare quello che vuole.

E avrei voglia di riabbracciarvi tutti, tu, Maude e i bambini, vorrei farvi conoscere il mio principe, e soprattutto tornare a quella sensazione di aria fresca che aveva Parigi, nei picnic lungo la Senna con Silvia, o alle ininterminabili colazioni a Bruxelles, da Heidi, insieme a Sven e sua moglie, insieme a gente di ogni parte del mondo.

Perché il puzzo di chiuso che ogni tanto si respira davanti a certi gesti fa venire soltanto la voglia di partire.

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3 risposte a Lieber Marc, cher Marc, caro Marco

  1. Isabella ha detto:

    “Ho lasciato Belfast proprio per togliermi da queste beghe” borbotta più o meno questo il capo cameriere di un ristorante di Londra dopo aver apparentemente sedato una lite tra due tipi dalla ex Yugoslavia, di cui uno è un suo cameriere. Pochi secondi dopo l’altro irrompe di nuovo e spiana tutti a mitragliate. Te lo ricordi il film “Prima della Pioggia”? Anche senza vivere questi estremi, arriva il momento in cui ti viene da pensare che ogni luogo è una tranquillità temporanea, forse tanto vale scegliere dove restare più che dove andare, e darsi da fare. Che poi è quel che hai fatto tu, mi sembra. E per questo ti auguro buonissima fortuna.

  2. pensierini ha detto:

    Ti auguro anch’io buonissima fortuna, Luci.

  3. donna allo specchio ha detto:

    E mi associo pure io nell’augurarti buona fortuna (anzi no merde alla francese)

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