Emozioni

Ho accompagnato HDC che teneva una lezione su Marte a dei ragazzini di scuole medie e superiori.

Non era in una scuola, era nella grande sala comunale del paese, perché i ragazzi erano tanti e perché la lezione su Marte si inseriva in un contesto più grande e, per me, incredibile: il collegamento con la stazione spaziale internazionale e con Nespoli.

Sono della generazione che smetteva di fare qualsiasi cosa quando in televisione iniziava il collegamento da Cape Canaveral, col cuore in gola ascoltava il countdown e guardava lo space shuttle volare via, perdendo il serbatoio e diventando un puntino sempre più piccolo.

Non dimenticherò mai il giorno della terribile esplosione al decollo, le due corna di fumo, la faccia di mia madre, la domanda da bambina mamma, ma sono morti? La sua risposta triste.

Lo spazio ci aiuta a ridimensionare le cose.

Sul divano di casa ti senti sorella di quei pazzi che volano via, senza un motivo apparente, solo per vedere cosa ci possa essere più in là del nostro piccolo, limitato, naso terrestre.

Sul divano di casa ti senti di appartenere a quella razza lì, la razza umana, che ti pare così divisa sulla terra: confini, guardie, guerre.

Sul divano di casa, a dieci anni, pensi che quando sarai grande la gente andrà sulla luna in vacanza, incontrerà altri esseri su qualche altro sistema solare e capirà che si può e si deve vivere in pace.

Poi non succede.

Poi cade il muro di Berlino e le guerre non finiscono, anche se ti avevano raccontato che il problema era quello.

Poi anzi, inizia un paese, accanto a te, a sgretolarsi e i suoi abitanti si massacrano.

Poi vedi che davanti ai poveri del mondo la politica mette i fucili.

Poi vedi che anche la gente intorno si è imbarbarita e parla di ruspe, auspica bombe, lustra bastoni reali e metaforici.

La violenza verbale fa da prodromo a quella fisica.

Chi pare diverso, non conforme, distante lo si trasforma in nemico, per non fare lo sforzo di pensare si cede alla pancia, al culo, alla bocca, staccando il cervello e il cuore.

Poi, a quarant’anni e coda, in una sala piena di ragazzi, arriva la voce di un uomo lontano.

Lontano più della Germania, più della Libia, più della Nigeria.

Lontano, nello spazio.

E torni sul quel divano di casa, guardi tuo figlio e tutti quei figli d’altri che sono lì ad ascoltare, ammutoliti da quella voce.

Chissà che mondo vedranno e che mondo costruiranno i ragazzi di sabato scorso.

Sarebbe bello se portassero sempre con sé quella sensazione di umanità fraterna che so che tutti abbiamo provato.

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3 risposte a Emozioni

  1. marcoghibellino ha detto:

  2. pensierini ha detto:

    Sarebbe bello, sì. Chissà…

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