Narghilè

Non so se siano le influenze orientali, ignoro la tendenza genetica degli armeni al narghilè, ma qui mi sto iniziando a preoccupare.

Il piccolo, dopo la febbrissima, si è beccato 5 giorni di aerosol.

La macchinetta moderna è assai lontana da quella nera e severa della mia infanzia, con l’ampolla di vetro e un rumore da aeroplano, ma resta comunque una palla micidiale.

Quando l’aerosol da piccola toccava a me scappavo come un cavallo, urlavo e piangevo dichiarando inequivocabilmente:

No, l’aerosol no, l’aerosol sa di SCUREGGIA.

ero di farneta e a farneta si dice così.

Mio fratello ed io consideravamo l’aerosol IL MALE e ci adoperavamo in tutti i modi per boicottarlo.

Trattenevamo il fiato, lo puntavamo contro il gatto, fingevamo di averlo finito quando non eravamo neanche a metà.

Lui no.

Lui ci sta, si rilassa, lo tiene da solo e quando è finito è pure dispiaciuto.

Sbuffa fumo bianco dalla maschera con la saggezza di un vecchio muezzin e guarda di sottecchi come se fosse in piazza a Yerevan, o a Istanbul o a Teheran.

Lo guardo e penso alle prove superate, a tutte quelle che ha passato, alla serenità che, sempre, in qualsiasi situazione ha dimostrato affrontando ogni cosa che la vita gli abbia messo davanti.

Questo soldo di cacio ha qualcosa da insegnarmi ogni giorno che passa.

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Una risposta a Narghilè

  1. pensierini ha detto:

    Dico la mia solita banalità, ma tent’è: ha superato tutto con serenità perchè si è sentito amato ed accolto. Siete fantastici, tu e HDC, e lui è giustamente sereno.

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