le interviste impossibili di dani e lucettina (1)

carissimi, inizia, su questo blogghino, una rubrica, a uscita random (quando ci frulla in mente) e ad argomento “lucca” (what else?).

andremo in giro naso in su per la città a intervistare piazze, monumenti e personaggi, per ascoltare le loro voci, per raccontarvele e per raccontarvi lucca e la tanto famigerata “lucchesità”.

la prima ospite delle nostre interviste non poteva essere altro che lei, Ilaria, la nostra ilaria, l’amata ilaria, la dormiente ilaria.

(foto dal sito del comune di lucca)

intanto lasciate che ve la presenti.

ilaria del carretto, seconda moglie di paolo guinigi, morta di parto giovanissima, dando alla luce la sua seconda figlia, ilaria minor.

ognuno di noi, parlando di lei, inizia sempre così.

“giovane moglie di paolo guinigi morta di parto a soli venticinque anni…”

diciamo così perché quello che conosciamo di lei, quello che da sempre ammiriamo, una volta nel transetto, e adesso in sacrestia, non è la sua vita, ma la sua morte, e il suo sonno, secolare, che l’ha portata fino a noi.

della sua vita non è che non si conoscono dettagli, è che ilaria è la nostra bella addormentata.

da bambina andavo spesso a trovarla. da lontano si poteva intravedere, bianca e luminosa, dentro il transetto sinistro di san martino, e quando la spostarono per metterla in sacrestia la presi quasi come un’offesa personale.

“possiamo chiamarla ilaria? possiamo darci del tu?”

“certo, è vero che ho dormito tutti questi secoli, ma ho visto tutto, ho visto gli anni passare, il medioevo sbiadire, il rinascimento, il barocco, l’ottocento, le guerre e il boom economico, le rivoluzioni mancate e le restaurazioni implacabili, io vi ho visto continuare a vivere, andare avanti, fare figli, avere nipoti, vi ho invidiato, cari lucchesi, voi, di carne e di ossa, voi, di muscoli e sangue, ma sono una di voi”

“ti senti mai sola?”

“mai, non passa giorno che qualcuno non mi venga a trovare, e non solo turisti, spesso lucchesi, emigrati e tornati a vedere che tutto sia sempre come allora. a ognuno mostro la mia calma di pietra, il cane affettuoso, la mia veste perfetta e i morbidi cuscini di marmo”.

“e la vita in cattedrale? noiosa?”

“scherzate? avete idea di quante cose si possano udire in una cattedrale? qui nei secoli sono passati pellegrini, mendicanti, signori potenti, ladri, cerimoniosi penitenti e turisti dalle camicie improbabili, signori della città, sindaci, prefetti, vescovi, suore, beghine e giovani scout con la chitarra. l’umanità, sapete, è varia. fidatevi di quello che vi dico, io ne ho vista tanta.

“cosa ti piace della nostra città?”

“la quiete, la calma, il respiro lungo del sole che filtra dalle finestre di san martino, i rumori sulle mura vicine, le grida dei bambini, il leggero rumore della fontana di piazza antelminelli, il passeggiare lento della gente, l’acqua gentile, domata nei secoli e costretta in fontane meravigliose.”

“ma ci saranno anche cose che non ti piacciono…”

“certo. non mi piace la fredda pioggia d’inverno, l’umida leccata di freddo che entra ovunque e  l’umido che si scrolla dagli ombrelli, le corte giornate dense di pioggia, che pare non finire mai e le strade che si svuotano, i lampioni che illuminano gatti addormentati, disturbati soltanto da qualche raro passante”

“e cosa ti piacerebbe dire ai lucchesi, se potessi?”

“una cosa sola. voi che potete, svegliatevi, vivete, non lasciate mai che un giorno passi uguale al precedente, aprite gli occhi, aprite la vostra città, aprite le vostre case e le vostre mura, i miei occhi sono chiusi da secoli, i vostri no, voi che avete un cuore di carne e muscoli caldi, voi siete vivi, non dimenticatelo mai”.

…  e Ilaria, solo Ilaria…

Dentro nel claustrale transetto
come dentro un acquario, son di marmo
rassegnato le palpebre, il petto

dove giunge le mani in una calma
lontananza. Lì c’è l’aurora
e la sera italiana, la sua grama

nascita, la sua morte incolore.
Sonno, i secoli vuoti: nessuno
scalpello potrà scalzare la mole

tenue di queste palpebre.

Jacopo con Ilaria scolpì l’Italia
perduta nella morte, quando
la sua età fu più pura e necessaria.

Pier Paolo Pasolini, Appennino

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Una risposta a le interviste impossibili di dani e lucettina (1)

  1. pensierini ha detto:

    Evidentemente è lei il tuo avatar, verdognolo e pure bruttarello, senza offesa :-) L’ho capito che è un particolare di una statua da poco tempo, prima scambiavo il colletto con il profilo di una lucertola o di un dinosauro e mi chiedevo ‘ma perché?’
    Sei ottimista, sullo svegliarsi. Più che di marmo, siamo mummificati e marci dentro.

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