fondente, alla banana

lucca, esterno notte, saluto ed esco da casa di un amico, il bello della campagna elettorale è che ti dà la buona scusa per cercarli, trovarli, andare a stanarli in casa loro e fare due chiacchiere.

in san martino saluto daniele, che aveva sicuramente voglia di chiacchierare ancora ma io avevo troppo sonno e non riuscivo neanche più a pensare.

dopo qualche passo eccomi, sotto la luna, il duomo bianco e luminoso, la piazza leggermente abitata da qualche passante, la fontana di quando ero piccola, quando mi pareva un placido mare cittadino.

le mani in tasca incontrano una caramella, una fondente, perugina, alla banana.

finita in tasca perché presa da un cestino, incapace di resistere alla tentazione e messa da parte per quando sarebbe stato il momento giusto.

quello era il momento giusto.

così, passeggiando verso via del battistero l’ho scartata con religiosa lentezza, l’ho presa in mano e ho morso il primo spigolo.

una caramella di una volta.

con lo zucchero e gli aromi e tutto il resto.

una caramella vecchia, vecchia come me, come il cestino di vetro di mia nonna al centro perfetto del tavolo rotondo di sala, che conteneva fondenti, rosse rossana, dure di menta.

e che finivano sempre in quest’ordine.

e fra le fondenti lei, la regina, quella alla banana.

dopo il primo morso via del battistero era diventata il prato di casa sua, l’odore della città si era trasformato in quello dei panni puliti stesi al sole e di ferro da stiro caldo.

l’ho fatto sciogliere piano piano sotto la lingua.

pensando al neon di cucina, alla formica dei pensili, al marmo dell’acquaio.

al secondo spigolo ero in via del gallo, con i piedi.

e con la testa ero in camera di mio cugino, a leggere di nascosto, nascondendomi per leggere e nascondendomi col leggere.

lo spigolo sapeva di cera per pavimenti, di lacca per capelli, di bigodini, di caldo estivo di cipresso e di lavanda.

al terzo ero in piazza bernardini e sognavo di essere sdraiata al sole nel prato davanti casa, con tempo a disposizione per annoiarmi, per pensare senza costrutto, per fantasticare.

al quarto ero quasi sotto casa. le chiavi in fondo alla borsa, la porta che piano piano si apre.

salgo le scale, entro in casa, il bimbo dorme e crollo anche io.

sognando un cestino di caramelle, un fratello piccolo e una nonna dalla vestaglia a fiori.

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2 risposte a fondente, alla banana

  1. AD Blues ha detto:

    Ma che buone le fondenti!
    Ma che banana, limone, arancia e le rarissime al mandarino!

    —Alex

  2. marcoghibellino ha detto:

    flashback

    Corso Italia Arezzo anni 70, c’era La Casa del Miele entravi ed era più o meno così

    ma gli scaffali e il pavimento erano di grosse assi scurite dal tempo, su una sedia una gatta a strisce bianche e rosse drammaticamente obesa e sdraiato il Bassethound più luuuuungo mai visto con le orecchie che strusciavano il selciato del Corso.

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