Un calcio a un pallone

Lo fa, lo sa fare, mette con cura il pallone davanti ai piedi, arretra di un passo e va sicuro come un capitano per la punizione dal limite. 

Poi, sparato il supertele (il supertele avventa, lo sanno tutti), esulta correndo in cerchio fino a che non inciampa e si spalma al suolo.

e io rido come una scema, che neanche allo stadio facevo un tifo del genere e sbandiero striscioni e lancio fumogeni, e canto col coro e saltellare, saltellare saltellare eh!

E già me lo vedo, d’estate, sudicio lercio, sudato come un porcello, battere il pallone contro il muro e chiedere ancora cinque minuti, dai, cinque, solo cinque minuti. 

E io non capisco cosa sia successo, da quando quella col pallone ero io e l’altro mio fratello e farneta odorava d’estate e di polvere e di grano e di granturco e di fieno e di rame e di zolfo e di sole. 

Non capisco come sia potuto accadere che tutti questi anni, milioni di anni siano passati e io ancora mi senta lì, sul lastrico di cemento e accanto a me e a mio fratello si è unito al gioco un bambino dai capelli neri e gli occhi spalancati. 

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4 risposte a Un calcio a un pallone

  1. AD Blues ha detto:

    Non è successo nulla, è il corso delle cose!
    Meno male, aggiungerei!

    —Alex

  2. pensierini ha detto:

    E HDC? Perché non scrivi che si è unito anche lui, al vostro gruppo? :-(

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