Lucettina imbranatina

Erano giorni che ci pensavo. 

Ogni volta che ci passavo, ogni mattina, prima di andare da thelma, ogni sera quando tornavo a casa.

Dei lavori in corso in città, una ripavimentazione, nuovi sampietrini in fondo al corso pedonale. 

E un ragazzo, della mia età più o meno, che con mosse precise li posizionava con grandissima arte. 

Pensavo di raccontare la sua storia, di come aveva imparato, da dove veniva, quale tecnica usava, e pensavo di fare paragoni lontani, col tremendo pavé di dresda, che si mangiava impietoso le ruote della mia bicicletta, o col lussemburgo liscio e solitario ma da dove i cartelli stradali indicavano “Roubaix”.

Mi ero pure portata un taccuino e una penna, come una vera giornalista. 

Ma il taccuino è rimasto chiuso in tasca e la penna è rimasta tappata.

Troppi giorni ho aspettato, troppe mattine ho rimandato. 

Quando ormai mancavano pochi metri alla fine dei lavori mi sono fatta avanti. 

Ehm salve… mi chiamo lucettina, ho un blogghino, si chiama letteredalucca, vorrei raccontare la sua storia…”

“Anche lei? È su ‘il tirreno’ di stamani, la mia storia!”

“Ah… bene…capisco…”

Avrei voluto scomparire. La mia prima intervista, la mia prima volta a raccontare la storia di una persona vera, ed ero arrivata fuori tempo massimo.

Ma ormai c’ero e ero pure curiosa e volevo comunque scriverla, una storia, La storia.

E così ho preso fiato e ho fatto le prime domande, e ho avuto le prime risposte.

Immaginate di essere una donna, una giovane donna. 

Immaginate gli anni sessanta, e pure i settanta e immaginate Bergamo. 

E conoscete un ragazzo, un bravo ragazzo dal solido lavoro, è proprio il caso di dirlo. 

Lunghe passeggiate, chiacchiere, un bacio di nascosto, una mano nella vostra, i primi sogni, i primi progetti. 

Io così me la sono immaginata, con la gonna al ginocchio, i capelli sulle spalle e una grinta da leonessa. 

Chi le ha insegnato il mestiere?”

“Mio padre e mia madre, lo facevano entrambi”.

Una donna scalpellino, mi ha subito rapita.

“La mia famiglia è di Bergamo, anche se da tanti anni ci siamo trasferirti in Toscana, questo era il lavoro di mio nonno e poi di mio padre e di mia madre, l’ho sempre visto fare”

Mi spiega orgoglioso. 

E fa bene ad esserlo. 

Ci sono donne che sfidano il mondo, che si misurano in mestieri meno tradizionalmente “femminili” E per le quali facciamo fatica a trovare il nome in italiano. 

Avvocato, chirurgo, giudice…

Da qualche giorno so di una donna scalpellino.

Se trovo il coraggio, e se magari lo rincontro, magari, un giorno, leggerete su questo blogghino la storia di una donna che faceva un mestiere “da uomini”, e che l’ha insegnato al figlio.



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6 risposte a Lucettina imbranatina

  1. Uwe ha detto:

    Una scalpellina!

  2. pensierini ha detto:

    Wow alla mamma scalpellina!

    [P.S. perfidissimo: Hai scritto: un ragazzo della mia età? :-D]

  3. AD Blues ha detto:

    Più che imbranata direi timida…
    In ogni caso, è una bella storia che merita di essere raccontata.

    —Alex

  4. donna allo specchio ha detto:

    che bel post!!!

  5. Tiziana ha detto:

    L’ho conosciuta!!! Ero ragazzina, anni ’80, vennero a mettere il porfido a casa mia tutti e tre. In pochi giorni ricoprirono un’ampia superficie lavorando sempre a testa bassa. Poche parole rigorosamente in dialetto. L’impressione che avemmo io e la mia mamma è che il caposquadra fosse comunque lei. Un lavoro rifinito e preciso che fa figura ancora oggi. Senza dubbio una grande donna!!!

    • ROBERTA BELCREI ha detto:

      ANCHE IO L HO CONOSCIUTA A FAR PANINI PER RIFORSARE IL FIGLIO CHE FACEVA IL SUO MESTIERE .DEVO DIRE è VENUTO SU BENE…………

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