Zaini

Nuotando nel mare degli studenti ogni mattina mi cade l’attenzione ogni giorno su qualcosa. 

Lo zaino. 

Io sono della generazione degli invicta e dei seven.

e io ero seven.

Rappresentava la piccola fatica di cercare di essere quasi come gli altri, dove quel “quasi” era un piccolo spazio dove sentirsi tranquillamente diversi. 

Tutti, in classe mia, avevano l’invicta, aggiornandone anche il modello negli anni con pottina meticolosità.

Io avevo un seven nero e rosa, (erano comunque i primi anni novanta, il rosa, il verde, l’azzurro neon non ci lasciavano tregua) con l’argento riflettente nella scritta.

Non lo toglievo mai. 

Dopo scuola era la mia borsa da piccola donna, la mia coperta di linus, il mio guscio di impaurita tartaruga. 

D’estate me lo trascinato dietro, floscio e senza libri, pur di portarlo con me, con dentro il portafoglio, le chiavi di casa e poco altro, solo per avere un’appendice di me stessa pronta ad accogliere i “potrebbe” della vita.

Adesso sono cambiati gli zaini, hanno perso i colori da pavone per adottare delle sobrie tinte unite e sono per lo più eastpack, portati diligentemente su due spalle, posizione che in cinque anni di superiori non ho mai assunto, equilibrista del monospalla.

Quello che mi ha colpito stamani però, all’interno del monomarca degli zaini, è stata l’altezza.

I ragazzi portano gli spallacci corti, con lo zaino aderente alla schiena.

Le ragazze lunghissimi, a copriculo, con lo zaino che dondola e rimbalza a ogni passo ora su una chiappa ora sull’altra.

Tutte.

Non solo le complessate com’ero io.

Le magre, le grasse, le medie, le alte, le basse, le culone.

E mi diverto a guardare i compagni di classe, arrivare a coppie miste dondolanti di poca voglia di entrare, lui dalle spalle cadenti, i pantaloni troppo larghi, le scarpe da ginnastica troppo bianche e lo zaino attaccato alla schiena come un soldato; lei minuta, lunghi capelli lisci, pantaloni stretti e troppo corti, e lo zaino allungato, giù giù a coprire forme che ancora non hanno deciso di mostrarsi.

Così i due zaini, quasi identici, mi raccontano i “maschi” e le “femmine” di questi anni lontani da quelli nei quali io, usavo un seven, per illudermi di coprirmi il culo.

 

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Una risposta a Zaini

  1. pensierini ha detto:

    Mio marito ne aveva uno militare vero, usato, e lavato e sterilizzato non so quante volte da sua madre :-)

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