Il barbiere 

(Questa storia me l’ha raccontata il mio vicino)

Eravamo piccoli, tutto insieme a giocare nel cortile.

E nelle lunghe sere estive, ogni tanto arrivava lui.

lo sentivamo arrivare per via della motocicletta, e ognuno di noi scappava come poteva.

ma era solo rimandare l’inevitabile.

come una tempesta, come una malattia, come la grandine arrivava il barbiere.

non aveva tempo da perdere e aveva modi spicci.

in un pomeriggio ci ripassava tutti, grandi e piccini, e ci si ritrovava tutti uguali, dalla testa rasata e un mugugno sul viso.

non mi piaceva.

non mi piaceva quella rapa uniforme e uguale per tutti, volevo un barbiere vero, con la poltrona, la vetrina e gli asciugamani, non quell’uomo che pareva detestarci e che noi pure detestavamo, indesiderato ospite estivo, che ci umiliava rasandoci sul marciapiede.

aveva grandi baffi e pochi capelli, un cappello sempre uguale e il pettine di bachelite nera.

niente valeva l’interruzione del gioco, solo le minacce dei genitori dalle finestre ci tenevano buoni sotto le mani che odoravano di lavanda.

detestavo quell’uomo, profondamente e inevitabilmente. detestavo la sua moto, il suo arrivare al tramonto, perché prima faceva troppo caldo perfino per lui, e detestavo me stesso dopo quel trattamento umiliante.

quando morì non riuscii a rattristarmene, e da grande me ne dispiacque.

perché solo da grande ho tentato di capirlo, di capire la fatica di un lavoro inventato dove lavoro non c’era, il giro fra i quartieri, a rasare ragazzini irrequieti, nell’italia del sud di quarant’anni fa, fra i palazzi e i cortiletti, fra l’odore del mare e quello del soffritto.

 

 

 

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Una risposta a Il barbiere 

  1. nonsonosola63 ha detto:

    lavori umili, come l’arrotino, che da me passa sempre sotto casa, però ora si è modernizzato e al megafono dell’autovettura ha collegato un disco registrato; io preferivo quando gridava a squarciagola ” …O donne! E’ arrivato!… E’ arrivato l’arrotino!…”

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