Come astronauti

Siamo stati all’asilo del principe per un’iniziativa delle maestre. 

I bimbi non c’erano, guardati da nonni gentili. 

Entrare nel suo mondo, a piedi scalzi, senza di lui mi ha fatto tenerezza. 

Un asilo, la sera, senza bimbi, è un non luogo: una casa di bambole in una stanza di una bimba cresciuta, un’ insegna di barbiere di una volta, una bici col cambio al telaio. 

Le bambole a letto, con le loro coperte, la cucina giocattolo ordinata, i giochi e i libri al loro posto, le sedie, minuscole, messe in cerchio pronte per la canzone del giorno dopo. 

Io ero lì, dove lui passa le ore senza di me, ore felici, delle quali non so, se non dai racconti delle maestre, da qualche genitore di bimbi più grandi, un mondo che non è “nostro”, ma solo suo.

e noi come astronauti su un pianeta appena toccato, a guardare i libri, gli scaffali con le costruzioni di legno, le pigne del bosco, i tamburi e gli xilofoni, le brandina del riposo del pomeriggio, i tappeti, i tavolini bassi. 

Che mondo è questo che mio figlio conosce, frequenta, nel quale si sente al sicuro e io non lo so?

Cosa ascolta la mattina, a cosa batte le manine, quali storie gli raccontano, quante coccole gli fanno?

A volte vorrei potergli entrare in una tasca, o in una mano, come uno stecco o un sasso o un fiore del giardino. 

Solo per pensare di esserci un po’ anche io, con lui, quando invece non ci sono. 

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4 risposte a Come astronauti

  1. pensierini ha detto:

    Già, essere nella sua tasca, che bello. Prova a pensare cosa può voler dire essere ad un oceano di distanza da lui, e da quasi cinque anni.

  2. marcoghibellino ha detto:

    Cara Lucy, ^__^
    questi sono i primi sintomi che ti stai trasformando nella GRANDE MAMMA MEDITERRANEA
    si comincia così poi arriverai a : cosa farà con le amichette ? verso i 14 -15 anni e ancora e ancora …via via crescendo , rassegnati non c’è salvezza ^___^

    Madre degli Dei immortali,
    Lei prepara un carro veloce, tirato da leoni uccisori di tori:
    Lei che maneggia lo scettro sul rinomato bastone,
    Lei dai tanti nomi, l’Onorata!
    Tu occupasti il Trono Centrale del Cosmo,
    e cosi’ della Terra, mentre Tu provvedevi a cibi delicati!
    Attraverso Te c’è stata portata la razza degli essere immortali e mortali!
    Grazie a Te, i fiumi e l’intero mare sono governati!
    Vai al banchetto, O Altissima! Deliziante con tamburi, Tamer di tutti,
    Savia dei Frigi, Compagna di Kronos, Figlia d’Urano,
    l’Antica, Genitrice di Vita, Amante Instancabile,
    Gioconda, gratificata con atti di pietà!
    Dea generosa dell’Ida, Tu, Madre di Dei,
    Che porta la delizia a Dindyma e nelle città turrite
    e nei leoni aggiogati in coppie, ora guidami negli anni a venire!
    Dea, rendi questo segno benigno!
    Cammina accanto a me con il Tuo passo grazioso!

    Virgilio – Eneide – preghiera di Enea

    • marcoghibellino ha detto:

      Ahimè, c’è anche l’altro lato della medaglia…
      il fatto è che le MADRI, a noi maschietti mediterranei ci terrorizzano pure perchè…
      cit.
      Dea creatrice che ha dato origine all’intero universo* senza bisogno di intervento maschile, vergine inviolata ( ma toh guarda un altra immacolata …) e tuttavia madre degli dei. La grande dea anatolica si manifestava nella dura sostanza della roccia e si riteneva fosse caduta dal cielo sotto forma di una Pietra nera. ( =.= e dai…! )
      Sul confine occidentale della Paflagonia c’era una scogliera deserta che si chiamava Agdo e Cibele vi veniva adorata sotto forma di una pietra nera.

      La leggenda narra che Zeus era innamorato di Cibele ma invano cercava di unirsi alla dea e nell’angoscia di una notte d’incubo, mentre la sognava ardentemente, il suo seme schizzò sulla pietra generando l’ermafrodito Agdistis. Questi era malvagio e violento, con le sue continue prepotenze aveva già maltrattato tutti gli dei. Sicché Dioniso, giunto all’esasperazione, volle vendicarsi e architettò ai suoi danni uno scherzo atroce. Gli portò in dono dell’ottimo vino e lo accompagnò a bere in cima a un grande albero di melograno, finché Agdistis si addormentò ubriaco fradicio in bilico su un ramo. Pian piano con una cordicella Dioniso gli legò i genitali al ramo e, sceso in terra, scosse l’albero con tutta la sua forza. Nel brusco risveglio il malcapitato precipitò strappandosi di netto il prezioso organo: così Agdistis morì dissanguato mentre il suo sangue lavava il melograno e lo faceva rifiorire rigoglioso e stupendo e carico di succosi magici frutti. La ninfa del Sangario, il fiume che scorreva nelle vicinanze, sfiorò con la sua pelle vellutata uno di quei frutti e rimase incinta di un dio.
      Fu così generato Attis il bello, il grande amore di Cibele. La Signora delle fiere suonava la lira in suo onore e lo teneva perennemente occupato in voluttuosi amplessi. Ma, ingrato e irriconoscente, Attis volle abbandonare quelle gioie celesti e se ne fuggì via per vagare sulla terra alla ricerca di un’altra donna. Cibele sapeva bene che nessuna infedeltà avrebbe potuto sfuggire alla sua vista onnipotente e, trainata dai leoni, lo sorvegliava dall’alto del suo carro. Colse così Attis mentre giaceva spensieratamente con una donna terrena, convinto che le fronde di un alto pino fossero sufficienti a nascondere il suo tradimento. Vistosi scoperto, Attis fu assalito da un rimorso tormentoso e implacabile, finché all’ombra del pino si evirò.

  3. marcoghibellino ha detto:

    (barzelletta Yddish)

    Sapete che differenza c’è tra una mamma italica ed una ebraica?

    La mamma italica dice:
    mangia figlio mio se no mi ammazzo!
    la mamma ebraica dice:
    mangia figlio mio se no ti ammazzo!

    Moni Ovadia

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