Galaverna 

In questi giorni andare al lavoro è come passare da un frigorifero su strada. 

Gli alberi lungo il serchio sono bianchi come la barba di un vecchio, brillano nel sole radente del mattino che illumina senza scaldare.

Passiamo veloci, thelma ed io.

Parliamo di bimbi, di mariti, di giornate che volano e degli impegni serali.

e guardiamo il cielo azzurro, l’erba congelata, i rovi, le acacie, rivestiti di lucido zucchero. 

La voglia di continuare la strada va cercata con pazienza e senso del dovere, perché le cose da fare sarebbero altre. 

Per esempio annusare l’aria diaccia del fiume, l’odore di freddo umido, di vapore illuminato di luce color latte.

Per esempio sentire l’erba scrocchiare sotto i piedi, camminare con le mani in tasca e il naso che fuma come quello di una mucca. 

Oppure fermarsi in qualche paese dai comignoli accessi a fare colazione, con qualcosa di buono e di caldo. 

Invece la strada scorre sotto le ruote, dopo un po’ ci deposita davanti allo schermo di un computer e viene da chiedersi come ci siamo arrivate, se prima eravamo gufi del bosco, cani errabondi, prati addormentati.

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2 risposte a Galaverna 

  1. pensierini ha detto:

    Bella domanda, non sei l’unica a fartela.

  2. AD Blues ha detto:

    Boh, sarà che vado al lavoro da solo, che i tragitto è più breve ed il panorama più schifoso ma a me sembra di passare in un tunnel desolato direttamente dallo specchio del bagno allo schermo del PC.

    Meno male che domenica riparto! Sarà una faticaccia ma almeno cambio aria per un po’

    —Alex

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