verso casa

non c’è niente da fare, via fillungo la mattina presto, con gli sciami degli studenti del liceo artistico, colorati e amorosamente sdruciti e via fillungo la sera, con il campionario completo del lucchese medio resta la migliore enciclopedia vivente del genere umano.

mi fermo a fissare la gente, come una matta, provando a leggere il libro che hanno dentro, o a inventarmene uno per loro, anzi, per me che cammino e passo oltre, lasciandomi alle spalle le vite inventate degli altri.

il brizzolato magro col cappottino e i pantaloni stretti, per esempio, che non ha voglia di invecchiare, che è stato bello da ragazzo e adesso, novello adolescente, deve fare i conti col corpo che cambia, che perde di tono, che si logora col tempo più velocemente del suo cappottino nero e della sigaretta fumata con attenzione.

madre e figlia, a chiacchiera per scegliere i regali di natale, felici più che altro di scappare un secondo da casa, dai libri la figlia, dal grembiule la mamma, tutte e due con lo stesso taglio di capelli, la stessa montatura degli occhiali, le cosce robuste, il passo veloce.

il bimbo, col cappellino in testa che è voluto scendere dal passeggino e ora ciondola i piedi, tenuto per mano dalla mamma e dalla zia, che lo trascinano, quasi, incuranti delle proteste per i passi troppo rapidi, lui, che ancora deve crescere. loro, pure.

il mendicante, che evito, per pudore, ma che mi fa sentire in colpa, solo perché lui esiste e esisto anche io e io non sono lui e lui non è me.

la bella donna che guarda in una vetrina un manichino dallo sguardo torvo e dal cappello in testa con su scritto “36 euro”. lo comprerà, fra un paio di giorni. e penserà che stava meglio in testa a quell’antipaticissimo manichino, che infatti la guardava pensando “povera scema, non lo porterai mai bene come me”.

le due amiche. alle quali piace lo stesso ragazzo, il tipo della 4B che arriva ogni mattina dall’edicola dove compra giornale e sigarette come un bimbo grande.

e poi ci sono io, che saltello verso casa, borsa a tracolla, scarponcelli antifreddo, foulard che gira coraggiosamente intorno al naso come colombo oltre le colonne d’ercole.

 

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Una risposta a verso casa

  1. pensierini ha detto:

    Non ho proprio chiarissimo il giro che fa il tuo foulard intorno al naso (al naso?), ma il quadretto è divertente uguale :-)

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