moccio

il cucciolo è di nuovo malato, o forse non è mai guarito del tutto, e stamani decidiamo col pediatra se passare all’attacco con gli antibiotici.

da un lato mi fa tenerezza vedere che può avere un naso raffreddato esattamente come chi il naso ce l’ha dalla nascita, senza che sia spuntato dalla bacchetta magica di un mago gattone, e il suo tremendo moccicare mi ricorda le schifosissime giornate invernali della mia infanzia, quando a scuola era tutto un soffiare di nasi, fazzoletti ripieni in tasca, e tirar su di narici come piccoli cinghiali.

avevo una riserva di fazzoletti gialli a fantasie fiorellinate, verdi, rossi, marroni (gli anni settanta erano così, tutti un po’ beige, e io alla scuola materna ci sono andata a partire dal 1978) che mi si riempivano subito, e passavo il tempo a cercare angolini liberi.

sul pulmino giallo guidato dal minciotti restavano perduti migliaia di fazzoletti, da farne lenzuola in fondo all’anno e gli starnuti si mescolavano al pongo per modellare e alla minestra di verdura con i “padrennostri” che la cuoca baffuta ci proponeva con amore.

le dita nel naso estraevano tegole di lavagna e strane affascinantissime croste.

si chiamava autunno e noi ci chiamavamo bambini.

 

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2 risposte a moccio

  1. pensierini ha detto:

    Bellissima rievocazione, come sempre. Un’invenzione fondamentale e sottovalutata, i fazzoletti di carta, specialmente se di carta riciclata.

  2. AD Blues ha detto:

    Il mio naso sensibile non sopporta i fazzoletti di carta… :(
    Un baciotto al principe!

    —Alex

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