Una giornata a farneta

Vuol dire tornare sporchi e contenti. 

Con le gambe che prudono per le “cocciòle” degli insetti che pungono senza ritegno o ledum palustre che tenga.

Con le guance sporche, le unghie nere.

Coi capelli arruffati, dopo aver giocato con la palla, con la nonna, col leone, coi sassi, con la carriola piena di foglie secche da svuotare.

C’è molto da lavorare per un bimbo di 17 mesi a farneta… occorre rimboccarsi le maniche e mettersi di buona lena a svuotare le conche dei limoni dai sassi, a travasare mele dal secchiello al canestro, a raccogliere steccori, a catalogare sassi, sbriciolare foglie, addomesticare il canegiallo. 

Così la sera il bimbo in questione crolla in macchina alle 21:18, per la gioia di mamma e papà. 

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2 risposte a Una giornata a farneta

  1. pensionata ha detto:

    Perché non c’è miglior ninna nanna di una giornata così intensa di giochi all’aria aperta!

  2. pensierini ha detto:

    che magnifica serenità emani, nei tuoi post, grazie! :-)

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