memorie di un pappagallo 2

Mi chiamo Johanna e sono un pappagallo. 

Per la precisione una pappagalla. 

Vi farà strano immaginare una pappagalla a farneta ma io ci sono nata: seconda generazione di pappagalli una volta fuggiti e mai più ritornati.

E così questi boschi mi appartengono, miei sono i lecci, i castagni, il cisto sgualcito, il tasso e il cinghiale, la volpe, la lepre e la civetta.

Non sono più un uccellino da equatore, sono di collina e di paese, di corti di case, di stalle, di pozzi, di campi di grano. 

Questi campi sono casa, questo cielo è il mio cielo. 

Mangio il grano dimenticato, i fichi caldi di sole, le mele selvatiche che cadono come biglie dalla tasca di un monello. 

Volo, dove voglio e come voglio. 

Come adesso, che vado a vedere un bimbetto dalla testa nera e le gambe indecise. Mi ricorda tanto me quando imparai a volare, provando e provando, cadendo e ripartendo.

Non riesco a smettere di guardarlo: la testa nera di un corvo, il naso schiacciato come il mio becco, le urla acute come un piviere, forse anche lui è un uccellino, poggiato sub due gambe incerte fra il cadere e il camminare. 

Mentre lo guardo non vedo dove vado. 

Frano sulla testa di una ragazza, lei si spaventa.

“Uhi! Che cos’è? Toglimelo di dosso!”

Grida.

“Non è niente, è solo un pappagallo”, dice lo strano tipo che è con lei. 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...