nocella

L’ho fatto.

Senza che mi guardasse il piccolo per non dare il cattivo esempio e suo padre, per evitare rimbrotti igienico-dentistici (è sporca, ti rompi i denti, almeno lavala) l’ho fatto. 

Ho preso una nocella dal giardino, caduta da poco, l’ho rotta tra i denti e ho mangiato l’ancora acerba nocciola.

Che sapeva di libro delle vacanze da finire, di prime piogge, di diario nuovo e naturalmente di nonna, di vestaglia, di capelli appuntati, di torta di mele, di ginocchio sbucciato, di sapone per i panni, di zolfo e di rame, di detersivo per dare il cencio, di pavimento di chiesa diaccio marmato.

Di quel momento, amaro e dolce insieme, della boa di ferragosto, amaro e dolce come una nocella ancora da seccare. 

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