massimo

(finisce oggi la carrellata dei personaggi incontrati nel post di qualche giorno fa, da domani si torna alle strane avventure di lucettina!)

mi chiamo massimo, e faccio il sarto.

cucio da sempre, anche mio padre faceva il mio mestiere e io ho mostrato fin da bambino di essere capace di cucire cappotti perfetti indosso alle persone più varie.

alti, bassi, grassi, magri, poco importa, io so prendere le misure e tagliare e cucire di conseguenza.

è vero, anche nella mia lunga e costellata carriera ho fatto degli errori.

ma tendo a dimenticarli, tanto alta è l’opinione che ho di me stesso.

in fin dei conti mi chiamo “massimo”, sono abituato da sempre a primeggiare.

due, però, ancora fanno male.

il primo cappotto venuto male riguardava un signore in doppio petto, col parrucchino e il sorriso da piazzista. ci provai fino alla nausea, ma il tipo non stava mai fermo, e finì per farsi pure restituire soldi e tessuto. ancora mi brucia.

il secondo è stato con un tipo ancora peggiore: un sarto come me. quasi un mio figlio ideale, uno di cui sarei potuto pure essere fiero.

ma come molti figli, anche lui un giorno prese il volo.

pensavo di poterlo tenere con me, di insegnargli il mestiere, sicuro che non avrebbe avuto la stoffa per sostituirmi.

mi rubò tutto.

il negozio, la stoffa, perfino il metro e gli spilli.

per rialzarmi dalla delusione e dall’umiliazione subita mi ci vollero alcuni anni.

e adesso sono qui, coi capelli bianchi, in questa piccola bottega dalla quale sogno la mia rivincita.

anche se adesso, forse, lo farei solo per ripicca, e non per restituire all’arte del cucito la bellezza che sapevo rappresentare.

 

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2 risposte a massimo

  1. pensierini ha detto:

    ma no, dai, non è vero che ti ha rubato tutto. quello che era tuo è tuo ancora, e lo sarà per sempre. ha solo cercato, e sta ancora cercando, di adattare in qualche modo la sartoria alla clientela di oggi. se ho ben capito la metafora. :-)

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