piedi

mi ha preso per mano.

ancora non sa camminare da solo ma vuole farlo lo stesso per cui mi usa quando vuole andare in un posto. io non so dove voglia andare quando fa così, ma va bene lo stesso, andiamo.

mi porta sul bagnasciuga. il piccolo gabbiano volone.

aspetta l’onda.

è alto settanta centimetri e trema come una foglia, di freddo, un po’, di emozione, molto.

il mare arriva, bagna i miei piedi e le sue ginocchia.

lo guardo.

lui ride.

vuole restare.

ci sono ancora onde da prendere.

il mare ci lecca come un san bernardo troppo affettuoso, è felice del nuovo amico.

il nuovo amico ha un costumino ridicolmente largo, dei capelli neri come la notte e una pancia sporgente che racconta al mondo tutto quello che pensa: se il bimbo ha paura la pancia si muove, se è felice la pancia si muove, se è curioso la pancia si muove.

la spiaggia di oggi  è fatta di sabbia e il bimbo si chiede dove siano finiti tutti quei sassi di ieri.

ma il mare è così che si addomestica, facendosi leccare i piedi ogni giorno, poco importa dove ci si trovi.

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Una risposta a piedi

  1. pensierini ha detto:

    grazie, il tuo diario è una pausa refrigerante, più che farsi bagnare i piedi dalla risacca :-)

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