respect

Durante il ricovero del principe dividevamo la camera con una coppia di Trento.

Accanto a noi una coppia di Pompei.

Nella stanza accanto alla loro, una coppia srilankese che viveva a Catania.

Nell’ultima stanza due coppie del nord Italia, Cremona e, credo, Treviso.

Per quanto ne sapevo ci potevano essere sei confessioni religiose diverse.

Non ne ho la più pallida idea, anche perché non mi sono messa a chiedere a ognuno di loro a quali divinità affidassero la propria ansia, se alla madonna di pompei, a shiva, a zeus o a chiunque altro.

Però, durante il ricovero, non annunciati da nessuna infermiera, senza bussare, senza chiedere permesso, senza presentarsi, sono entrati in camera due preti e una suora a “benedire”.

Benedizioni sinceramente non richieste.

In quel frangente, a essere sincera, mi sono occupata ben poco del problema.

Volevano fare le loro preghiere?

Facessero.

Nella fattispecie per mio figlio?

Va bene.

La suora è stata la più gentile di tutti, è entrata, ha detto due frasi di circostanza, ha salutato ed è uscita.

Cosa abbia invece farfugliato il primo dei due preti non ricordo.

Ma non dimenticherò mai il secondo prete.

Che è entrato mentre il bimbo era in sala operatoria (e secondo me lo sapeva benissimo).

Ha chiesto il suo nome.

“principe A.” ho risposto, cercando di essere gentile e di non aver voglia di attaccar briga.

“Bene, allora diciamo una preghiera tutti insieme per principe A.”

E ha iniziato un padrenostro a carica di bersagliere.

Senza chiedermi se lo desideravo, senza chiedermi se lo volevo, senza chiedermi se lo permettevo.

Ho lasciato correre.

Perché avevo cose molto più importanti a cui pensare.

Con lo stesso piglio da soldato della fede così come è entrato è uscito, fiero di aver compiuto il proprio dovere di pregatore compulsivo non richiesto.

Io e HDC ci siamo guardati un po’ increduli un po’ arrabbiati.

Mi sono chiesta come avrei reagito se fosse entrato il mago anubi chiedendomi il nome di mio figlio e facendo un abracadabra a suo nome.

Forse non mi sarebbe importato un ficosecco neanche col mago anubi, non lo so.

Ma avrei apprezzato se il mago anubi, in una struttura pubblica, avesse chiesto permesso prima di entrare, si fosse presentato, avesse espresso le sue intenzioni e avesse atteso la nostra risposta, prima del suo abracadabra.

Non è laicismo, è il sacrosanto rispetto che si deve a chiunque, religioso o ateo che sia, in un momento difficile e intimo della propria esistenza.

Fino a che una religione sarà vissuta con una clava in mano, dubito che concederò mai ai suoi adepti il beneficio del dubbio.

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11 risposte a respect

  1. Angela ha detto:

    Dipende dal primario del reparto.

    • letteredalucca ha detto:

      Ma sai… la suora era stata pure gradevole. Si era presentata, aveva solo detto che ci avrebbe pensato ed era andata via. L’avevo presa come una coccola, non richiesta ma una coccola. Il padre nostro compulsivo è stato invece molto sgradevole.

      • Angela ha detto:

        Ci sono persone religiose e intelligenti che non si comportano così (vero prof.? aspettiamo un tuo commento!), altre che prevedono l’inferno per i miei nipoti non battezzati e per il marito che non fece benedire il reparto nuovo di Rianimazione..

      • Giuseppina ha detto:

        Acc, l’amica mi ha chiamato in ballo…. Ma il tema è difficile!! Altro che i ribosomi….

        Lucia, secondo me hai proprio ragione su questo “Padre nostro” imposto: da brava e coscienziosa “adepta” (…qui ho cercato di mettere la faccina che sorride ma non mi riesce, immaginatevela) ho pensato che potrei cercare di arrivare a questo (fratello) prete e di parlarci (ma i miei tempi sono lunghi….). Oppure, potrei farci parlare qualcuno più bravo di me.
        Io penso che dovrebbe leggere il tuo blog di commento e, se tu non hai obiezioni e se sei d’accordo, cercherei di farglielo avere.

        Più in generale, azzardando un’ipotesi di lavoro sul tema il più sintetica possibile, direi che il guaio è quando le religioni (e il clero e i religiosi e i laici religiosi) vivono se stesse/i come lo spazio che racchiude (cioè: chiude; delimita; confina; ha il monopolio di, etc.) Dio, come se Dio non fosse “fuori”… (ovviamente per chi concepisce un’idea di Dio).

        Bè, scusatemi, ma mi ci avete tirato…
        Ma la cosa veramente importante è che il Principe stia bene!!! E questo ci rende felici.

      • letteredalucca ha detto:

        I ribosomi erano bellissimi. Altroché! :-)
        Certo che non ho obiezioni di sorta, l’unica cosa che non vorrei è che in qualche modo possa arrivare una critica al reparto dove siamo stati ospiti, che è davvero un posto magico, dove medici e infermieri dedicano il tempo e il cuore ai nostri bimbi.
        Anche io penso che ci sia il problema di fondo del “possedere dio”, il discorso sarebbe lungo, meglio rimandarlo a un pomeriggio davanti un tè!

  2. tittisissa ha detto:

    Hai ragione. È capitato anche a me l’anno scorso mentre ero in Ospedale. Appena operata, e non desideravo altro che il silenzio, una suora reclutava adepti tra i presenti per il rosario, che abbiamo dovuto sorbirci per forza, pur non avendo aderito alla iniziativa ne aver manifestato alcun apprezzamento.

  3. silvia ha detto:

    Hai ragione! Il rispetto è dovuto!
    (comunque il rosario mi pare peggio!)
    s.

  4. marcoghibellino ha detto:

    è il rispetto che ci frega, il nostro

  5. marcoghibellino ha detto:

    proprio ieri leggevo un intervista al Papa in cui descrive il prete ideale, e mi dicevo, però… poi oggi leggo dell’invito all’obbiezione di coscienza dei sindaci*. Non c’è verso , quello che mi chiedo, ricordate quando c’era la leva ? ( io si cxxxxx! ) i testimoni di Jehova li sbattevano in galera , farei lo stesso per medici sindaci e quant’altro .

    * tra l’altro non credo sia possibile farlo , senza incorrrere nel reato di Rifiuto ed omissione di atti di ufficio « Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.

    Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 1.032. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa. »

    Ergo, sto Papa pure istigazione a delinquere e/o apologia di reato

    Diocleziano for president

  6. donna allo specchio ha detto:

    Capite ora perchè io vivo cosi bene in Francia dove vige quel bellissimo sacrosanto principio di laicità (tanto criticato dal caro papa, tra l’altro) che fa si che possano coesistere più religioni nel rispetto comune?

    peccato che qui il principio di laicità è sottoposto a vili attacchi

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