Un giorno dopo l’altro

Le notti e i giorni si alternano fuori dalla finestra della nostra stanza, un vento incessante fa giocare le nuvole con le vecchie palme dell’ospedale.
Mi piace guardare lo sventolio delle foglie e anche al bimbo, che sembra più piccolo, nel pigiamino verde da convalescente.
L’ospedale storico di Pisa fa parte della mia gioventù, punto di passaggio fra la stazione di San Rossore e le aule dove seguivo i corsi universitari.
Camminarci dentro ancora odora di ansia da studio, di concetti di botanica, fisiologia, zoologia, da ripassare mentalmente per rassicurarsi prima di essere chiamati.
Il bimbo invece guarda curioso, batte nel vetro come un carcerato in cerca di evasione, è attratto da cose che non so, guarda un punto dove non sono io, pensa cose sue, una mente con ancora un sacco di spazio dentro.
Lo guardo e mi chiedo chi sarà, da grande, questo principe in pigiama.
E poi mi dico che mi accontenterei di sapere chi sia adesso, il mio tesoro che guarda lontano.

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5 risposte a Un giorno dopo l’altro

  1. mimma ha detto:

    Dai, Lucia, dai Andrea, dai piccolo principe…

  2. pensierini ha detto:

    Veder crescere un figlio è l’esperienza più entusiasmante e stimolante, da ogni punto di vista. Non solo dal punto di vista sentimental-affettivo, sia chiaro, anche da quello scientifico: è proprio come assistere allo sbocciare di un magnifico fiore, essere testimoni di un miracolo.

  3. Giuseppina ha detto:

    Quanto gli piacerà da grande leggere i pensieri di questo blog!

  4. biba ha detto:

    Tenerissimi, tutti e tre!

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