voglia di germania

è arrivata così, senza troppo motivo, credo perché nello spazio veloce di qualche ora siamo passati dalla primavera all’inverno, come mi succedeva quando prendevo un aereo e dopo un rimbalzo a monaco o a francoforte arrivavo a dresda di sera indietro di due mesi sul calendario delle stagioni.

e mi è parso perfino di sentire odore di bratwurst in piazza san giovanni, e invece erano polpette, mi è parso di vedere un  troedel (robivecchi)  e invece era un negozio di antiquariato per ricchi bolsi.

e ho iniziato ad ascoltare i turisti che passeggiavano per la città, coi pantaloni corti e le magliette, perché sono in italia e in italia fioriscono i limoni e fa caldo, per cui si sta leggeri.

ho spiato i commenti sui negozi bellissimi ma troppo cari, sul cibo buonissimo ma troppo caro, sugli aperitivi buonissimi ma troppo cari.

mi è venuta voglia di partire, per vedere weimar, non ho mai visto weimar, o per tornare a casa dalla mia giraffa, o anche un’altra città, una qualsiasi altra città tedesca, dove bofonchiare sul tempo di merda, sul cibo di merda e su quando sia comoda, pratica e robusta la vita in germania, come un paio di birkenstock.

e di insegnare al principe che ogni posto sa essere inferno e paradiso, dipende da che parte lo guardi, dipende da te, dipende dallo sguardo che posi sulle cose e sulle persone.

 

 

 

 

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