lucca, di mattina

ogni mattina, adesso che il tempo è mite e soleggiato, esco insieme “alla mia appendice” come l’ha chiamata vittorio del negozio sotto casa.

l’appendice, che dalla mia personale postazione di spingitrice di paseggino gestatorio è rappresentata da una testolina di capelli neri fuori taglio (finalmente i danni della mamma mani di forbici sono spariti) e da due manine che caparbiamente si attaccano al poggia mani per stare su e guardare il mondo bevendone il più possibile, amando, la testolina, il mondo in modo appassionato, felice e sincero.

spesso facciamo un giro di mura, dopo poco la testolina crolla, io stendo lo schienale e copro con un foulard, facendo dormire il principe come un pollo nella stia.

stamani però non avevo voglia del solito giro di mura dove attizzare con olandesi col trolley a chi va più veloce.

avevo voglia di camminare per la città, inondata dal glicine fiorito ovunque e profumato come una vecchia carampana, avevo voglia di guardare panni stesi fuori, piante ai davanzali, muratori con la riga del sedere fuggita dalla cintola troppo bassa dei calzoni, suore polverose dalle calze color morto, vecchie con gli occhialoni da sole e la messa in piega incrinata dal vento.

così prima di arrivare al parco giochi san donato ho girato verso pelleria, un posto ancora normale, salvo, per il momento, dalle mutande in vetrina del “centro” (ebbe sì, a lucca il centro storico ha un centro, è il centro del centro) fatto di case normali, con, appunto, il panni stesi fuori come piace a me.

una coperta di ciniglia azzurrina, con le frange, messa ad asciugare ha attirato la mia attenzione.

profumava già di letto rifatto, immaginavo la stanza, la graniglia lucidata a cera al pavimento, carta da parati fiorita, comodini e acquasantiere, specchiera con foto di figli sposati e parenti defunti.

nel mezzo il letto. rifatto come in una caserma, nel quale non si può andare perché si spiegazza tutto.

non ho mai capito perché le nonne abbiano il mito del letto di plastica…

dopo qualche metro ho sentito arrivare la nemica assoluta del principe: la spazzolona implacabile.

la spazzolona implacabile è la macchina pulisci strade, che passa, inspiegabilmente, a ogni ora, impossibile scansarla, prevederla o schivarla. qualunque strada, percorso, viottoro uno percorra, a qualunque ora, la spazzolona implacabile sarà o dietro o davanti, spazzolando solo il centro della strada, lsciandolo esattamente come lo ha trovato, ma facendo, nel frattempo, un rumore apocalittico infernale.

dopo la spazzolona implacabile è stata la volta del furgone dei muratori.

il furgone dei muratori ha un motore euro 0, puzza come una ciminiera e fa il rumore del fantasma di canterville.

a bordo guidano come matti nella ZTL e se ti incazzi ti dicono pure “dobbiamo lavorare!”

alla fine ho scantonato in un vicolo, senza uscita, dove una signora spazzava le scale con una faccia ingrugnita che non lasciava grande spazio alla diplomazia, ho detto buongiorno e me la sono filata.

fuggi fuggi sono finita dietro piazza san giusto, e in un raggio di sole ho pensato che di giorni così,vuoti, calmi, di cammino, fatti di niente se non del ritmo sonno-gioco-cibo di un bimbo non ne avrei avuti in eterno e che era il caso di assaporarli per bene, per quando sarei rientrata in un ufficio frenetico e per di più senza appendice.

così, per festeggiare, ho comprato al mercatino dell’usato un libro di ingo schulze e me ne sono andata a leggerlo nella mia piccola venezia: la piazza davanti al conservatorio.

piazza dalla quale sono fuggita perché usciva un’allegra folla che festeggiava un diploma e io volevo che il principe dormisse ancora un pochino.

per cui me ne sono andata a comprare due cose per pranzo in piazza del mercato e poi, da via mordini ho raggiunto via fillungo per entrare nella mia libreria preferita.

dove, fra un libro e l’altro, si è svegliato il cucciolo, ha tirato su la testolina curiosa e ha sorriso.

e io ho comprato un libro di mark twain: la banconota da un milione di sterline.

poi è arrivata l’ora del pranzo, così ce ne siamo tornati a casa.

il mondo è stato divertente però.

 

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3 risposte a lucca, di mattina

  1. Angela ha detto:

    ” vite nuove “?

  2. AD Blues ha detto:

    Il mondo può essere divertente e terribile.
    Dipende da quale lato si guarda

    —Alex

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