la luna sui tetti di lucca

sono le undici e mezzo di sera, il principe russa, assai poco principescamente, facendo un rumore degno di un trattore bielorusso (modo di dire sassone che rende perfettamente l’idea) e sono a letto, col pc sulle ginocchia.

mi sono girata e l’ho vista.

dondolarsi sul tetto di fronte.

come una fetta di melone.

come una culla.

come il sorriso dello stregatto.

la luna, gialla, sfumata di nuvole lievi, che pare di poterla toccare, che mi dice che sia io che lei galleggiamo sul nulla, che stiamo lì, così, senza apparente motivo e senza capire come.

quando la vedo così, colgo per un attimo l’idea dell’universo, mi pare di capire, per un secondo solo, il mondo dove sono.

non quello fatto di persone, animali, piante.

quello proprio fuori da qui, quello che si chiama “spazio”, che chi lo ha chiamato così la prima volta è stato un genio.

e intanto cala, la luna, sulle tegole rosse annerite dal buio.

cade giù, dietro le case, come un sole in incognito.

cade nella città, sotto le sue pietre, il suo silenzio, i suoi gatti e i suoi piccioni.

il glicine sfacciato di piazza antelminelli le manda un bacio appassionato.

è primavera e anche quest’anno si è innamorato.

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