i pippi sulle scale

d’estate la luce filtrava dalle imposte accostate delle finestre lasciando vedere soltanto lame sottili di polvere illuminata dal sole.

le scale erano fresche, sapevano di sasso e di ferro, e salivano su, verso le camere, dopo aver sorpassato un bagnetto che si affacciava sul pianerottolo.

dal salotto dove mio nonno sonnecchiava in poltrona, le gambe abbronzate dall’orto e le ciabatte lasciate di lato, si apriva la porta delle scale, trasformando i gradini in qualcosa d’altro, che ogni giorno era diverso.

case di bambole, strade per macchinine, montagne da scalare, onde marine piene di pesci e di sirene.

spesso mi nascondevo lì, al fresco e in silenzio, con qualche fumetto rubato nelle vecchie camere da ragazzi degli zii, spesso era tex willer, a volte topolino.

ed era lì che mi trovava.

mia nonna, con le sue mani ossute, la sua vestaglia fiorita, le sue ciabatte di panno col mezzo tacco d’ordinanza.

“che fai, lucertola?”

“niente, giocavo!”

“o niente, o giocavi, non puoi fare tutte e due le cose..”

rispondeva per farmi arrabbiare.

e poi si chinava, per vedere cosa stessi combinando, e si interessava dei miei racconti di mare, di scalate, di bambole ammalate portate dal dottore e di macchine restate senza benzina proprio mentre stavano tornando a casa.

dopo qualche minuto ero io a seguire lei.

che andava verso la cucina scura, tenuta chiusa per non far entrare il caldo da fuori, odorosa di olio scaldato e di caffè.

preparava per cena, anche se erano ancora le quattro, non era una donna che si faceva trovare impreparata.

“che fai nonna?”

“minestra SU’ fagioli”

mi rispondeva lei ogni tanto.

quando faceva la minestra su’fagioli era un lavorone, ma anche una festa.

dalla pentola dei fagioli lessati ne toglieva una brancatina per me, li metteva su un tovagliolo belli scolati e me li poggiava sulle scale.

e me li mangiavo uno alla volta, come mille caramelle, schiacciandoli contro il palato mentre una macchina passava sotto un tex willer che faceva da galleria.

(questa storia me l’ha ispirata cinzia, del gruppo “sei lucchese se…”)

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3 risposte a i pippi sulle scale

  1. pensierini ha detto:

    E’ una ‘storia’? Inventata? Delusione. :-(

  2. Anna ha detto:

    Io invece, dai nonni avevo sul serio una scala lunga lunga, dove nei pomeriggi d’estate quando i grandi riposavano io giocavo…e anche la cucina era ombrosa e chiusa non far scappare le mosche dopo la rituale spruzzata di “Flit”… :-D che bell’immagine che mi è ritornata…

  3. marcoghibellino ha detto:

    da appassionato di pasta e fagioli vorrei la ricetta della minestra SU’ fagioli

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