fra i detersivi e il vino bianco

è lì che l’ho incrociata, dopo quasi trent’anni.

ho fatto le scuole medie in un assurdo bronx di campagna.

forse le scuole medie sono “il bronx” in sé, è un bronx esistenziale, un momento di teppismo emotivo che non ti lascia mai tranquillo.

o forse ero io, che ero una ragazzina troppo impegnata a pensare perché poco, pochissimo impegnata a fare amicizia, a parlare, a uscire, a stare nel mondo.

e allora, quando il proprio confine esistenziale è una stanza di quattro metri per quattro, con una moquette marroncina per terra, giorgio curioso che resiste, nel letto, accanto ai poster di qualche cantante famoso (oddio… io avevo terence trent d’arby e marco van basten come poster… forse ero strana anche in quello) le scuole medie diventano il posto dal quale si desidera, più di ogni altra cosa, fuggire.

e invece tocca starci, per tre anni, tre anni che sarebbero anche importanti e forse belli, se non fossero devastati dalle ondate di ormoni che trasformano la faccia in un campo di petunie, fanno crescere le tette più di quanto le spalle siano disponibili a reggere la schiena e i piedi si allungano come quelli di olivia, trasformandoti in una specie di assurdo pupazzo tettone.

in quel panorama devastante e devastato della mia esistenza di bimbetta ho incontrato alcuni insegnanti importanti.

una di loro l’ho ritrovata alla ‘oppe.

invecchiata, come è normale che sia, in fin dei conti sono diventata vecchia io, mi pare giusto che lei sia più vecchia di me, col bastone, una diagnosi di parkinson ad assillarle la vita e la lista della spesa in mano.

è stata felice di vedermi.

e anche io.

le ho raccontato del principe.

le ho mostrato la foto, orgogliosa come un tacchino.

è stata l’insegnante di seconda, quella con la quale si studia il medioevo, a geografia i paesi della nato e del patto di varsavia (ai miei tempi il mondo era diviso est-ovest, non nord-sud), italo calvino a narrativa, l’analisi del periodo, e quella grammaticale.

e se si è fortunati si impara un po’ anche a stare al mondo.

per lei era il suo primo anno a lucca.

era un’insegnante precaria, infatti la perdemmo, l’anno successivo.

veniva da un mondo, quello della campania, che a noi pareva impossibile da credere.

ci raccontava delle case ammassate e strette l’una vicina all’altra, nelle quali “se mettevi un braccio fuori dalla finestra entravi nel salotto del vicino”, ci raccontava dei ragazzini della nostra età che non andavano a scuola e che diventavano galoppini della camorra, spiegava alle ragazze che dovevano pensare a studiare, che per le ragazze era ancora più importante dei ragazzi, perché a noi sarebbe stato sempre chiesto qualcosa in più, per avere le stesse cose dei maschi.

era una comunista.

non che ce lo abbia mai detto.

ma via, si capiva bene.

si capiva bene dalla voglia di giustizia che aveva, dalla passione per la cultura, dall’emozione che traspariva dalla sua voce quando leggeva o ci spiegava le ingiustizie del mondo.

mi piaceva tanto.

e io piacevo a lei.

ero comunista anche io, in seconda media.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

9 risposte a fra i detersivi e il vino bianco

  1. donna allo specchio ha detto:

    bellissimo questo post!!! grazie lucia!! mi hai fatto pensare alla mia d’insegnante delle medie, anche lei del Sud che aveva la passione di italo Calvino. E si identificava con marcovaldo, immigrato calabrese che viveva nella grigia Torino e che cercava i fili d’Erba tra i ciottoli della strada. E quell’immagine mi è rimasta impressa, anche se io ho sempre amato la grigia Torino perchè ho percepito il malessere della mia proffia, il suo bisogno dei profumi della campagna.

  2. donna allo specchio ha detto:

    A me gli altri libri di Calvino, tanto cari al moi papa e al biondino, non sono più piaciuti, ma marcovaldo si.

  3. marcoghibellino ha detto:

    io volevo fuggire dal liceo in verità, è dopo i 14 anni , credo, che inizia il vero caos, bhè c’è anche il fatto che i maschi maturano dopo le femmine, ( oddio usare il verbo maturare relativamente a me è un pò una forzatura ma tant’è ) ; comunque, è al liceo che mi accorsi che ero diverso dagli altri, che mi interessavano cose differenti sport differenti , che odiavo le “chiese” politiche e religiose, e nei 70 questo era un handicap grosso , altri handicap erano: leggevo molto, passavo le vacanze a fare il vice-sostituto- aggiunto-schiavetto in scavi archeologici/paleontologici , =.= oppure come volontario nella SPEIB (squadra prevenzione estinzione incendi boschivi) e bramavo una moto, non per avre L’Honda ! ma per fuggire on the road come poi feci pochi anni più tardi scoprendo l’ineguagliabile piacere della solitudine .

  4. Valeria ha detto:

    … che tempi

  5. Valeria ha detto:

    … in una manciata di anni, che cambiamenti!:-(

  6. biba ha detto:

    Chissà se ci saranno ancora insegnanti così! Ho paura che siano sempre più poche/i: non importa se alle medie o alle superiori ma un bravo insegnante davvero ti può cambiare la percezione del mondo!

  7. AD Blues ha detto:

    Io invece ho una passione smisurata per la mia maestra delle elementari.
    Quella che ci ha insegnato bella ciao, la bellezza della Resistenza ed a tenere in mano ed accarezzare una lucertola ;)
    Le medie le avrei rimosse completamente se non fosse per le lezioni di fotografia e camera oscura ad applicazioni tecniche :)

    —Alex

  8. pensierini ha detto:

    Mi hai fatto ricordare un’amica virtuale Allemanda. Per chi dei lettori non lo sapesse, era una prof di italiano, anche scrittrice, che teneva un bellissimo blog (http://allemanda.blog.kataweb.it/). Ad un certo punto, poco prima di abbandonare il suo, ne aveva aperto anche un altro, questo qui: https://rompereilvetroperuscire.wordpress.com/ ovvero: La Prima Antologia dei Bravi Insegnanti. Che nostalgia. Dei miei due prof di lettere che ricordavo lì e anche di Allemanda. Chissà come sta.

  9. laperfezionestanca ha detto:

    Oh fortunella! La mia professoressa di italiano e storia e geografia e insomma quella che aveva più ore di tutti, era una bigotta macroscopica. Ci nutriva di stupidissimi libretti di meditazione con esortazioni pseudo cattoliche e altre simili amenità. Disse alla madre della mia compagna di banco che era meglio se sua figlia non mi frequentava perché ero comunista e figlia di separati. La fiera signora, figlia del popolo, guardò schifata la professoressa e le disse di imparare a esercitare la carità cristiana e che semmai ce ne fosse stato bisogno avrebbe esortato la figlia a frequentarmi ancora di più, che magari forse avevo bisogno di affetto e non di essere emarginata.
    Da qui il mio più profondo odio e disgusto per la religione, per qualsiasi religione e per qualsiasi esponente religioso. Orribili medie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...