lui e lei

approfittando del cielo gentile e del tepore del sole, ho infagottato il principe come se andasse sull’everest e me lo sono portato a passeggiare per la città che si prepara alla primavera.

un giro di mura, corso garibaldi che fa il conto alla rovescia e pettina le magnolie che aspettano trepidanti di entrare in scena, piazza grande, piazza san giovanni, piazza antelminelli con l’occhio rotondo della fontana e piazza san martino.

dove li ho sentiti.

ho sentito lui per la precisione, lui che spiegava una cosa a lei.

e ho vinto a malapena la tentazione di fermarmi come fanno i vecchi, per pontificare, correggere, commentare con le mani dietro la schiena davanti a un cantiere.

il lui e la lei in questione erano una figura sempiterna del rapporto fra i sessi: il confidente e la lasciata.

lei era stata lasciata.

lui  la confessava.

sugli scalini di piazza san martino.

e le spiegava che lei, in tanti anni, era maturata, cresciuta cambiata, mentre l’altro, che l’aveva piantata, era sempre il solito di quando si erano conosciuti e quindi, adesso non erano più la stessa coppia di prima, lasciarsi era stato ineluttabile.

lei ascoltava e piangeva.

lui spiegava che non doveva piangere, anzi, figuriamoci.

lei piangeva lo stesso.

e da lontano ho indugiato per guardare quel film già visto, per chiedermi se fossi davanti al più banale dei cliché, lui che aspetta lei da una vita e adesso sogna uno spiraglio, ora che finalmente quel coglione l’ha lasciata, ma lei si rimetterà presto con un coglionissimo da far rimpiangere il primo, lo sposerà e faranno due figli al ritorno del viaggio di nozze.

oppure niente di tutto questo, magari un’amicizia sincera, nata da quando erano bambini, si vorranno bene per sempre senza amarsi mai, e va bene così, a volte succede.

oppure ancora, una volta erano loro a stare insieme, e forse questa sarà una seconda opportunità o solo un fuoco di paglia, alla fine delle lacrime lei lo bacerà, finiranno insieme, si guarderanno in faccia, capiranno che non era stata una grande idea o, peggio, lo capirà solo uno dei due, lui.

o forse lui è gay e fine del chiasso.

 

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4 risposte a lui e lei

  1. AD Blues ha detto:

    Normalmente è la A.
    Aggiungi anche che sì, lei si metterà quanto prima con un coglione pari-grado del primo e che il “confidente” è del tipo timido, rispettoso che non le proporrà mai di uscire insieme per “rispettare il suo lutto” fino a che ovviamente, lei si metterà con il coglione al quadrato di cui sopra ;)

    —Alex

  2. marcoghibellino ha detto:

    Avendo , haimè, espletato per anni ( in giovane età ) la funzione di “spalla per piangere”* mi permetto di dissentire, non è lui che la confessa, è lei che si aggrappa come un gatto ad un ramo sopra un canile .

    * tale orribile attitudine è frequente tra i maschi in età 18 -25 , comporta una marea di rotture di coglioni, una vita sessuale pressochè inesistente nonchè malintesi del tipo ” tu-la mi-citta-tu-la-lasci-stare!” con sporadici scoppi di violenza. Di solito questo periodo termina quando una lei a caso, lasciata di nuovo dice per una volta di troppo ” ah! … Marco (singhiozzo) menomale ci sei tu che mi vuoi ascoltare”. CATARSI ! ” NO cocca non ti voglio ascoltare Maremmamaiala ti voglio trombare!

  3. pensierini ha detto:

    Devo dire che capita anche tra due femmine, nel senso che mi è toccato abbastanza spesso in sorte il ruolo di consolatrice (e di psicoterapeuta d’accatto), sia verso coetanee che studentesse. Ricordo una sera, al mare, io non avevo più di sedici anni, che un’amica di un’amica – che conoscevo appena – mi confidò di essersi messa con un uomo sposato, di una ventina d’anni più grande, e che lui la faceva tanto soffrire. Mi chiedeva consiglio. Smarrita e turbata, le offrii tutto l’appoggio e la solidarietà di cui ero capace: conversammo per ore, immagino di averle detto un monte di banalità, ma se non altro sincere e accorate. Forse ho una super-dotazione di neuroni specchio, quelli che governano l’empatia? :-)

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