mi è semblato di vedele un gatto

sono tante le cose belle dell’ andare a farneta per queste feste.

la tavola luminosa, gli zii seduti accanto a me, i miei felici di poter coccolare il principe, il grano che cresce, zitto e verdissimo, nel campo di sotto: remake di ricordi d’infanzia lasciati a prato per tanto tempo.

fra le cose belle c’è anche la passeggiatina consueta col principe addormentato e, a metà passeggiata, voltarsi e scoprire che come un angelo custode (molto meglio, direi) priska gattogrigio ci ha seguiti fin lì.

e quindi continuare con lei la giratina in cerca del sole nascosto dell’inverno, cercando la strada illuminata per catturare un po’ di luce e di tepore.

e lei, dal pelo ormai campagnolo, fitto e polveroso, le zampe irrobustite dalle corse e dal molto mangiare, che ora è indietro, ora cinque metri avanti, ora guarda, ora prende la via di un campo, desiderosa di seguire un odore, un insetto, un’idea felina di strada alternativa.

divertendosi a incrociare gli sguardi stralunati degli altri passeggiatori, che scrutano quella strana famiglia a passeggio: due adulti, un passeggino e una gattagrigia.

“priska, te lo ricordi quando ci si chiedeva se saresti mai diventata un bimbo vero? guarda! ti piace come sei diventata?”

“miao!”

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