scendendo giù dalla collina

oltre la botteghina di grigori aggiustatutto si apre un piccolo sentiero che permette di scendere dalla collina di nork e raggiungere il centro della città.

così, la sera, si fanno due  passi per tornare, scendendo dal sentiero che si snoda fra le case.

serve fare due passi.

per mettere ordine nel fuoco di emozioni, per pettinare i pensieri al vento, per far prendere aria alle orecchie, intasate da filastrocche incomprensibili, per ripulire il naso, denso di latte, di bimbi e di giochi, per cercare di riprendere contatto con la terra, dopo ore passate a guardare increduli un microbimbo magico che ride e non sa che cosa lo aspetta.

la strada che scende la collina passa accanto a una discarica, dove ogni tanto mi piace guardare le vite degli altri, vecchie sedie, tettoie arrugginite, calcinacci, tubi, stracci che una volta sono stati vestiti, di bimbo, di donna, o di vecchio.

poi c’è un noce, dalle foglie d’oro, che brilla come se lo avessero lavato e steso al sole.

le tettoie delle case sono rivestite di uva, ancora coi pampini attaccati, con le pigne dondolanti, un po vizze ma invitanti, nel freddo fiato di novembre.

poi si deve attraversare una strada, di fronte alla sagoma dell’ararat, appena avvolta dalle nubi, lì, dove si attraversa, a volte c’è un canetto, con la coda allegra e l’andatura saggia.

poi la strada si fa viottolo, due amiche si salutano, dandosi un bacio, davanti a una porta arrugginita di un garage, e vanno ognuna nella sua direzione.

un dondolo, verde, un po’ impolverato, si sente solo e aspetta con ansia l’estate.

ancora una curva e siamo al grande boulevard, al negozio di materassi “friuli”, qualità italiana in armenia.

il grande boulevard toglie il fiato dall’inquinamento. macchine di ogni tipo e di ogni anno di immatricolazione si arrampicano in salita, furgoni carichi, taxi di ogni tipo, vecchie lada e fiammanti mercedes, tutte rigorosamente coi vetri oscurati, sfrecciano rapide.

lì occorre stare attenti, la collina è discesa, siamo in città, serve fare la spesa? a casa c’è tutto? hai sentito i tuoi?

e piano piano si arriva verso casa, dove si aspetta che ritorni il momento di salire la collina.

 

 

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