Ingrao

In questi giorni le persone per bene ricordano pietro ingrao.

Molte di loro celebrano il rigore morale, la passione, la volontà, la cristallina e indiscutibile sua decisione di rimanere da una parte, quella giusta, sempre e per sempre.

E lo celebrano perché le persone come lui mancano a un’ italia come è.

Lo celebrano anche e soprattutto in antitesi a una sinistra che non c’è più, persa in parte dietro al capetto pigliatutto del partito della nazione e in parte ai rancori sterili di chi non c’è riuscito.

Lo celebrano perché, come a me, del resto, mancano punti di riferimento decenti che non siano nati nei primi anni del novecento, non a caso ingrao aveva appena compiuto cent’anni, un altro secolo, un altro mondo, un’altra vita.

Tutto è stato fatto e compiuto esattamente per arrivare a questo e a questo siamo arrivati.

Un giornale che non è neanche l’ombra di se stesso, e che ricorda piuttosto il triste declino dell’avanti craxiano della fine degli anni ottanta, autoreferenziale megafono dell’unica realtà vincente.

Adesso che il nuovo che avanza è riuscito dove il vecchio trovava opposizione, svuotando i sindacati di dignità, con un logorìo lento e costante, adesso che i partiti assomigliano a tanti taxi per il potere, che portino dal PD a verdini o viceversa poco importa (nessuno creda che il grillismo, con la sua ossessiva e maniacale assenza di raziocinio sia migliore, il grillismo è uno dei tanti sintomi di questo tempo malato) adesso che ogni voce di dissenso è un nemico della patria, adesso ci rivolgiamo ai padri, assenti, morti, lontani, per cercare quell’idea diversa di politica che avevamo cercato e inseguito, travolti da un nemico invincibile e spietato: l’individualismo.

Piccoli, meschini individui, alla ricerca di una mera soddisfazione personale, che si tratti di una vendetta o una rivincita poco importa.

Purché si vinca, ci si aggiusti il pacco e si vada avanti, per la strada solitaria della vittoria lastricata dalle sconfitte brucianti degli avversari di sempre, quelli che si ostinano a stare da una parte, quella giusta, sempre e per sempre.

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3 risposte a Ingrao

  1. AD Blues ha detto:

    Proprio vero…
    Come è vero che molti adesso loderanno Ingrao “da morto” mentre lo snobbavano da vivo. Gli stessi che in ogni occasione tirano fuori Pertini, Moro, de Gasperi o Berlinguer ma che non si sognano nemmeno di comportarsi come loro.
    Comunque ho due parole (anzi parolacce) per i sindacati: non solo c’è chi lavora per indebolirli, anche loro hanno smesso da diversi anni di essere quello che dovrebbero, rendendo la vita facilissima a quelli che li vorrebbero estinti.
    C’è grande tristezza sotto il cielo italiano, Sigh :(

    —-Alex

  2. giovanni ha detto:

    sono con te per tutto il contenuto, e sottolineo la mancanza di punti di riferimento.

  3. donna allo specchio ha detto:

    lucia, alex, giovanni mi avete rubato le parole di bocca! la mediocrità impera ovunque, grazie al ragazzino di lungarno, fratellino minore del berliska che lo ha preceduto e continuatore della sua opera

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