Yerevan lanuí

Yerevan di giorno è rocciosa e bruttina, fatta di pietre squadrate senza grazia e senza amore.
Il cielo accaldato di afa non aiuta a godersi la città e si aspetta la notte come le falene.
Giriamo per la città aspettando lunedì, è la nostra enorme sala travaglio, immensa e piena di gente sconosciuta.
La notte ingentilisce la città, come certe donne che col buio guadagnano avvenenza, giocando coi riflessi dorati di orecchini e braccialetti.
Così di notte danzano le fontane e suonano le orchestrine, soffia uno strano vento incessante che rinfresca i pensieri e mescola i capelli.
Siamo finiti in capo al mondo rincorrendo una cicogna troppo distratta e ogni ragazzo che ci sfiora ha gli occhi immaginati di A.
I semafori hanno il conto alla rovescia che dice quanto ancora c’è da aspettare.
Noi si battono i piedi in terra e si contano i minuti.

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2 risposte a Yerevan lanuí

  1. AD Blues ha detto:

    Dai dai dai che manca pochissimo!
    —Alex

    PS = comunque che palle ‘ste cicogne moderne distratte e disorientate!

  2. mimma ha detto:

    Ma che meraviglia quelli scialli, o cos’altro siano, al sole e al vento! Mimma

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