ortica

seduta su un sasso per allacciarmi le scarpe la sento.

sul gomito, il bruciore istantaneo e rabbioso dell’ortica.

senza voltarmi capisco che è lei.

me lo raccontano gli anni passati a cercarci il pallone, a rincorrere un gatto, una gallina, un sogno da bambina da acchiappare d’estate, nel campo a farneta.

capisco che è lei per il salto immediato alla stessa sensazione di mille anni fa, quella “del bischero” che provi quando è troppo tardi, quando ti ha fregato, quando hai pensato che ci saresti passata lontano e invece ti ha preso, medusa di campagna, infida cartavetra acida.

capisci che è lei per tutte le volte che hai tentato riti magici e inutili, come passarsi le mani fra i capelli, dire una filastrocca, pensare “no, è quella che non punge” e invece accidenti a lei se punge.

e allora, coi ponfi sul braccio creati dal troppo grattare, andavi in giro come un martire mostrando a tutti l’increscioso incidente. e ognuno a dire “mettici il sale”, “mettici l’olio” “mettici il latte di gallina”… tutti buoni a dar consigli con l’ortica degli altri.

e il trionfo del giorno in cui si impara che la foglia, dal sopra, mica punge, punge solo sotto, dove ha i pelacci e non sopra. così ci si poteva lanciare in prove di coraggio con altri bambini che non conoscevano il trucco e fregarli, fino a che non lo imparavano anche loro e ti guardavano come a dire “non me la fai”.

ho finito di allacciarmi le scarpe, mi sono girata e l’ho vista, pelosa e spettinata, tenera e quasi imbelle.

mi sono data una grattata al braccio, ma non ho fatto molte storie, non volevo darle soddisfazione.

 

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4 risposte a ortica

  1. AD Blues ha detto:

    Da ragazzino, quando ancora davanti a casa della nonna c’erano i campi del contadino e non quei due edifici orrendi che ci sono adesso, c’era anche una viottola che, rialzata di un buon mezzo metro, spaccava i campi in due.
    La viottola era il nostro terreno di avventure e caccia ed era maestosamente incorniciata da una selva di ortica con le foglie grandi quasi come pampani di vite che proteggeva il raccolto (di anno in anno grano, granturco, saggina) dalle nostre incursioni.
    Ovviamente figuriamoci se la selva poteva fermarci… ;)
    Capitò però che il sottoscritto, per cercare di evitare che un pallone calciato maldestramente finisse nella “selva”, mise un piede oltre il bordo della viottola e… zac ci finisse dentro a faccia in giù!
    Fu li che imparai il trucco; cadendoci dall’alto non toccai mai la parte urticante e me la cavai solo con un paio di bollicine urlanti.

    —Alex

  2. marcoghibellino ha detto:

    OT

    sono maturi,
    ne ho colto 1 piccolo come una grossa fragola coltivata, ne ho tagliato un pezzettino grande come una lenticchia ed ho assaggiato…
    ARGHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH
    brucia la bocca la gola lo stomaco ho sudato mi è colato il naso e mio fratello ha detto che mi sono diventate rosse le orecchie; 2 bicchieri di latte e 1/2 li d’acqua per alleviare. Il retrogusro è strano profuma di erba tagliata e radici di iris… non sò assolutamente come usarlo, se non per uso esterno facendoci una pomatina con burro o strutto o ( come nel medioevo ) grasso d’oca da usare per geloni ematomi vene varicose ( decisamente non per emorroidi), immagina il calabrese rotondo, e moltiplica per 10.
    D’altra parte 1.400. 000 Scoville sono tanti

    PS trovata una ricetta che non fatò MAI !!
    http://www.cucineconvista.it/salsa-piccante-trinidad-scorpion/

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