sulla pista

qui passano gli aeroplani, è di notte che li senti, quando non puoi dormire…

per anni gli aeroplani sono stati la mia seconda casa.

dentro gli aeroplani volavo via lontanissima e dentro gli aeroplani tornavo a casa.

rimbalzavo in mezzo all’europa divisa fra le mie due vite, pisa-monaco-dresda, dresda-monaco-pisa.

conoscevo gli aeroporti, il migliore caffé, la birra più buona.

seduta al finestrino guardavo la terra scorrere sotto ai miei piedi, il po, le alpi, le grandi praterie tedesche.

sotto la pancia metallica della fusoliera rotolava il mondo intero, a est fino al giappone, a ovest fino all’america.

quando ero quasi a casa me ne accorgevo dal mare che incontrava la pineta del tombolo di san rossore.

allora perdevo il torpore, iniziavo a preparare il cuore, chiudevo il libro e lo zaino, e aspettavo di sentire i piedi vibrare dell’impatto col terreno.

le luci della pista si avvicinavano velocemente, quando toccava a loro la campagna diventava aeroporto e il volo diventava atterraggio.

HDC mi ci ha portato.

mi ha portato esattamente lì.

dove i campi, le canne, il cielo, la strada ghiaiosa e bucata diventa pista, un secondo prima che lo faccia.

le luci come strani uccelli che spuntano dal folto delle canne, le montagne subito dietro, a dire che sei a casa, il cielo lavato dal temporale e steso come un lenzuolo al sole.

2015-07-25 15.06.05

e, naso all’aria, ho guardato la pancia degli aerei, uno dopo l’altro, in educata fila indiana, mentre portavano a casa la gente come me.

non ho resistito a fare ciao con la mano, sapendo che nessuno poteva vedermi, ma salutavo un mondo che è stato mio e che un po’ mi manca e un po’ no.

atterrare, rimbalzare e ripartire, fino alla prossima città, fino alla prossima vita.

 

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2 risposte a sulla pista

  1. bello (me tutti i tuoi scritti ma qualcuno di più) :-) bella l’immagine della campagna che diventa pista… sia la tua frase che la rende immagine sia l’immagine scattata. bello che HDC ti ci abbia portato, bello che tu abbia condiviso con noi. una abbraccio a tutti e due. spero di rivedervi presto, magari con calma a raccontarsi un po’ davanti ad un buon vino (ca va sans dire)

  2. non “me” ma “come” (la tastiera si mangia le lettere)

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