lucettina in fuga

madonna di campiglio è una cittadina un po’ leccata, una forte de marmi alpina piena di vecchie signore dai capelli bianchi e gli occhialoni da befana.

ma per il giro era anche piena di pazzi in bici, bici da corsa, mountain bike, bici da giro del mondo e bici di barbie e di hello kitty.

era piena di bimbetti che cercavano di sembrare adulti e adulti che tornavano bambini, era piena di grappini, braceri per salsicce e salamelle, caffé preparati sul ciglio della strada, ragazzi dal cavallo troppo basso per essere vero e atleti serissimi vestiti come robocop.

con la seggiovia siamo andati fino a vedere l’arrivo in cima al monte, dopo tre ultimi chilometri belli dritti.

abbiamo pranzato al rifugio, con un panino e una birra, una bella, fresca, grande, birra.

poi passeggiando, visto che era presto, abbiamo ripreso i tornanti a scendere con l’idea di scarponcellare fino a tornare in paese.

al cartello “100 metri” (e quindi se ne deduce che per differenza, al paese ne mancavano 2900) a lucettina ha iniziato a fare effetto la birra chilometrica.

ha sperato di dimenticarlo, distratta com’era dalla folla in festa (da segnalare un gruppo stupendo, i “viva la fuga” che avevano deciso di fare il coro a claudio chiappucci intervistato dalla tv francese) e dalle bici che passavano avanti e indietro per i tornanti.

al cartello 500 metri lucettina ha avuto chiaro che niente avrebbe potuto distrarla.

a quello degli 800 metri ha visto la madonna della pipì che apriva tutti i rubinetti del paradiso e ghignava perfida.

al cartello “ultimo chilometro” ha temuto per la sua dignità lesa dal piasciarsi addosso in mondo visione ripresa dall’elicottero.

ha provato a chiacchierare, a distrarsi, a saltellare come un canguro ma niente, nessun bar all’orizzonte, i boschi presidiati da branchi di tifosi e gli abeti dal fusto troppo esile per offrire una minima privacy.

al cartello di un chilometro e mezzo, metà strada precisa, le è venuta l’invidia del pene. mica per altro, per la supponente facilità con la quale gli uomini, essendo dotati di un coso dirigibile, si sentono sereni a farla dove possono, senza troppe storie.

al cartello dei due chilometri ha accelerato il passo temendo il peggio.

ha guardato con bramosia ogni camper parcheggiato, vincendo la tentazione di chiedere di poter usare il loro bagno, ogni pullman, ogni casa con dentro qualche cenno di vita.

ormai prigioniera di un’andatura degna del ballo di san vito, in discesa e perseguitata dal rumore di soavi cascate, ha visto in lontananza la porta di un hotel.

è entrata, rossa in viso e ballerina di tango (citazione) e ha solo sospirato:

“un bagno, vi prego, è un emergenza!”

deve essere stata convincente, perché la signora della reception gliel’ha indicato immediatamente, temendo forse per la moquette del corridoio.

uscita dall’hotel lucettina ha finalmente ricominciato a ragionare.

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13 risposte a lucettina in fuga

  1. AD Blues ha detto:

    Mi sorge una curiosità: in questo frangente HDC è stato solidale oppure ha infierito senza pietà? ;)

    —Alex

  2. marcoghibellino ha detto:

    …o forse han voglia di far la pipì….

  3. marcoghibellino ha detto:

    ma anche

  4. marcoghibellino ha detto:

    dedicata a Giovanni Gerbi campione ciclista 1885 1954

  5. cugifà ha detto:

    scccccccccccccchhhh
    :D

  6. gian maestri ha detto:

    Lucettina deve aver bevuto la sua birra, e deve averle fatto effetto già prima di vedere Campiglio.

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