lucettina al giro 2: valdobbiadene

A valdobbiadene piove senza troppe remore per l’ufficio del turismo.

Arriviamo però in una pausa fra un’acquata e l’altra e facciamo due passi per la cittadina sequestrata dal giro.

Un pranzetto comme il faut in un ristorante piccolo e buonissimo, piano piano spiove e lucettina si trova alle giostre.

I chioschi delle “chiapparelle” regalano tè, birra e gaZZosa, borsine, magliette, adesivi e tonno in scatola, lucettina ride come una cretina quando il signore col cappello fatto a estaté le regala un bricchetto da bere.

Piano piano ci si avvicina al traguardo della cronometro, uno speaker racconta gli intertempi dei campioni e lucettina si diverte a commentare con piglio da esperta… “eh, ha già tre minuti al primo intertempo… non ce la può fare…” oppure “mamma mia, che tempo spaventoso, sta tirando al massimo!” quando in realtà, lucettina, ci capisce il giusto, ma se non si dicono frasi fatte al giro d’italia quando? Sarebbe come andare alla partita e non bofonchiare a ogni alzata di bandierina del guardialinee.

Al passaggio dei ciclisti il pubblico batte le mani a ritmo sui cartelloni pubblicitari e incita, incita chiunque passi, questo a lucettina piace un sacco. Si cerca un posto, si prepara con le manone sul cartellone e col primo passaggio urla come una matta.

“dai dai dai!”

Dio come NI garba!

“dai dai dai!”

Al successivo.

“dai dai dai!”

A quello dopo.

Le passano davanti ciclisti colorati e zuppi, che danno il massimo su quei pedali da un’ora e mezzo, senza mai fermarsi, senza poter rallentare, perché la crono, signore e signori, è una gara contre la montre, e se la montre non si ferma, allora neanche tu puoi fermarti.

Alla fine passano i tre.

Uran, Contador, Aru.

Per ognuno di loro l’urlo della gente e la rullata dei tamburi.

Uran e Aru passano rapidi come schegge.

Ma Contador passa come un re.

Una locomotiva, un treno, un leone elegante che corre e non sembra neanche che stia faticando.

Come quei pianisti, che suonano così bene da farti pensare che suonare il piano sia la cosa più semplice di questo mondo, il passaggio di Contador sembra una lezione di virtuosismo.

I pedali che ruotano come se non possano fare altro che quello, i muscoli perfettamente coordinati, pareva rilassato, mentre ci passava davanti dopo un’ora e diciassette minuti dalla partenza, sessanta chilometri prima.

Alla fine di tutto torniamo al pullman, ci aspetta il viaggio verso il trentino, i campi di mele e l’arrivo in salita di madonna di campiglio, i vecchi hanno furia di arrivare in albergo, e così ci si fa largo fra la folla, le bici dei tifosi, la musica e il bacio della miss, uno per il vincitore, il russo kiryienka e uno per la nuova maglia rosa, Contador, il campione.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a lucettina al giro 2: valdobbiadene

  1. AD Blues ha detto:

    Eh, il bello del ciclismo è proprio quello: una folla festosa, popolare, che tifa per tutti, applaude tutti.
    Una folla che non è ostaggio di pochi ras che decidono chi tifare, quando tifare e come esultare.

    —Alex

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...