odori

ho aperto la casa di mia nonna.

l’ho fatto con una chiave, magica, che ha avuto bisogno di essere convinta, per darmi retta, di essere stintignata, digrignata, e infine pregata.

ma lo ha fatto, ha aperto la porta verde che conosco bene, per farmi affacciare nell’ingresso dove lei mi veniva sempre incontro, il primo bacio da distribuire, uno per lei, uno per la zia, uno per lo zio, una volta, tanto tempo fa, anche per nonno, seduto lontano, quasi nel caminetto, fra le mani un mazzetto di finocchio, buono per l’inverno, quando il profumo dell’estate sarebbe stato troppo lontano e la zuppa di cavolo nero lo avrebbe richiesto, insieme a altri mille odori.

la casa era vuota, da tanto, troppo tempo. e polverosa, e regno di ragni e ragnatele.

dall’ingresso alla sala, dove ho aperto le finestre scansando le tende, e in cucina, dove la fuliggine del camino, caduta col vento, aveva rivestito il pavimento di una coltre di nero vulcano umido di grasso e di acqua.

una scopa in mano (ma a lucca si chiama granata), un groppo in gola, sono andata avanti.

al piano di sopra quasi niente da fare, le camere lasciate addormentate.

dal camino verso l’ingresso ho portato via polvere e scacciato opilioni impigriti dalla penombra.

sottoscala, dove regnava, bambino, mio cugino, ho scacciato mostri e fantasmi, ho salutato me stessa piccina, rannicchiata con una bambola in mano, sorridente, da bimba felice qual ero.

e piano piano, dopo aver mandato via gli odori abusivi di muffa, di chiuso, di caliggine, di polvere, piano piano è tornato.

l’odore.

l’odore di mia nonna, l’odore di stufa accesa, di minestra sul fuoco, di trine e presine all’uncinetto, della tovaglia cerata di cucina, dei pensili marroni, delle mattonelle del camino dove sedevo ad ascoltare di quando il gatto le aveva morso uno stinco, accidenti a lui.

l’odore di torta di mele, di pomodori messi a bollire in grandi pentoloni anneriti dal fuoco, l’odore di ortensie, di gerbere, di nocelle, di erba e di sassi.

l’odore della vestaglia e delle ciabatte, l’odore dei suoi riccioli ombrati di lilla o di azzurro, l’odore di latte alla portoghese, di caffè buono, di lavatrice, di ferro da stiro, di pepe e di sale, di cassetto delle posate.

e come una scema, con una granata in mano e i capelli impolverati ho riso a quei muri, pieni di lei e di tutto quello che è stata.

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8 risposte a odori

  1. AD Blues ha detto:

    Chapeau!
    Bello davvero

    —Alex

  2. hetschaap ha detto:

    Mi hai fatta commuovere. Io nella casa vuota di mia nonna non riesco ad entrare senza piangere. Devo nascondermi da tutti e vagare per quelle stanze abbandonate perché non riesco a trattenere le lacrime…

  3. donna allo specchio ha detto:

    anche io mi sono commossa

  4. biba ha detto:

    Ho letto e riletto piano, assaporando tutte le sensazioni, i saluti, il finocchietto, tutti gli odori che lentamente affioravano alla tua memoria e l’affetto solido e sollecito del quale la tua infanzia (e ben oltre) è stata sostanziata… Che dire? Ti ringrazio di condividere così tutte queste cose, ancora più preziose per me che di nonne ne ho avuto solo una, sempre lontana e della quale ricordo solo il pandolce spedito per Natale…

  5. mi sono commossa. mi sono immaginata entrare nella casa di mia nonna dove non posso più entrare perchè era in affitto e quindi non è più casa di mia nonna da quando qualche anno fa, a 91 anni, se n’è andata… molte cose in comune, tranne il camino che non aveva. ma aveva quelle cucine economiche con i cerchi in ghisa che io amavo tanto. col fuoco e il contenitore dell’acqua sempre calda e gli asciughini (asciugapiatti per i non toscani) sopra ad asciugare che per questo odoravano sempre di legna bruciata…. grazie lucettina.

  6. Valeria ha detto:

    Buongiorno… anche per me nodo alla gola stamani, qui, davanti ad uno stupido monitor che però ha aperto le porte alla nostalgia.

  7. Cugifà ha detto:

    Sono il regnante del sottoscala!
    Che tuffo nel passato, che bei ricordi, che belle immagini, brava Lucy, hai visto che sottoscala non ci sono mostri o fantasmi? Allora non scappare piú e fai rivivere la casa di nonna e nonno.

  8. pensierini ha detto:

    Commossa anch’io. E felice di sapere che sei stata una bimba felice.

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