giglio: il mare

scendendo per i viottoli di granito si passa dal bosco al mare.

alle onde irrequiete di questo maggio birbante, ai gabbiani dondolati dal telo blu dell’acqua marina, alle velelle arrivate a frotte in uno spiaggiarsi senza senso contro gli scogli scolpiti dal mare.

l’odore di elicriso guida il naso e i piedi verso i sassi scaldati dal sole, il mare ancora si sta facendo bello per la stagione e si è appena alzato dal letto, spettinato e cispioso come un bimbo in vacanza che batte i piedi perché non si vuole lavare.

mi siedo su un sasso, ci sono sassi per sedere anche sulla riva del mare e lascio che il rumore simmetrico delle onde mi porti via i pensieri peggiori, lavi le sinapsi, sciacqui i rumori rimasti nella testa a confondere le idee e si lasci dietro solo una scia di pietra bagnata, sassi sparsi e frustoli di mondo marino: una piuma di gabbiano, un osso di seppia, un galleggiante di una rete, uno stecco lustro.

non occorre fare nulla quando si è davanti al mare, si è come cani, finalmente, si può aprire il naso e la bocca, e assumere un’aria serenamente ebete, lasciando che il vento sollevi dolcemente le orecchie.

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Una risposta a giglio: il mare

  1. pensierini ha detto:

    Ma che brava. Sai esprimere quello che tutti abbiamo provato senza sapere come dirlo. Complimenti! :-)

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