ha detto “lucca”! registriamolo!

quando ero piccola a casa arrivò un giorno l’elenco del telefono.

trepidante lo aprii e cercai il nome di mio padre.

lo trovai.

ero felicissima, era lì, scritto nero su bianco, il nostro indirizzo, il nostro numero di telefono, il nostro cognome. eravamo famosi. tutti avrebbero potuto vederlo.

emozionata composi il numero. era occupato.

più grande sia io che mio fratello diventavamo pazzi quando in vacanza vedevamo macchine targate “LU”, lucca, chiedevamo a mio padre di suonare il claxon, salutavamo dal finestrino, saltavamo come stambecchi.

ancora più tardi, col videoregistratore ci appostavamo nei programmi che parlavano di lucca e li registravamo, contenti come pasque.

“ha detto lucca! registriamolo!”diventò il tormentone scherzoso che stigmatizzò negli anni successivi la passione bambinesca da cronaca locale.

tornata dal ponte del primo maggio ho trovato la mia città in preda a una polemica che mi ricorda tantissimo quei giorni di entusiasmo infantile.

dovete sapere che allo spettacolo inaugurale dell’expo hanno suonato il pianoforte di puccini.

e non hanno detto che puccini è nato a lucca e che il pianoforte veniva da lì.

scandalo cittadino.

non hanno detto “lucca”, non l’abbiamo potuto registrare col videoregistratore.

da un lato mi fanno tenerezza, questi scatti d’orgoglio provinciale dei miei concittadini, dall’altro, ad essere sincera, mi fanno anche un po’ rabbia.

va bene, puccini è nato a lucca.

ha studiato a milano, vissuto a monza, a chiatri (paesino nel comune di lucca) torre del lago, a orbetello e a viareggio, ed è morto a bruxelles.

che cosa avrebbero dovuto dire prima del concerto? avrebbero dovuto narrare la sua nascita? o la sua vita? o la sua morte?

che cosa rende “lucchese” un “lucchese”? esserci nato? averci vissuto? essere stato felice? aver avuto dalla città la possibilità di studiare, vivere, appassionarsi, comporre?

in realtà puccini non ha composto quasi nulla a lucca, ha sempre preferito la calma lacustre di torre del lago, dove poteva ricevere amici, donne e fagiani al riparo proprio dal mondo beghino di dentro le mura, ha lasciato la città da giovane per studiare a milano e da lì non ci ha più abitato.

il brano suonato da lang lang all’inaugurazione dell’expo, “nessun dorma”, è tratto dalla turandot, che è stata scritta quando il maestro viveva a orbetello, lontano da lucca e dalle sue mura che oggi lo reclamano.

perché si deve sentire l’esigenza che venga nominata una delle città del compositore?

vi immaginate, un concerto al piano di beethoven e a seguire un documentario su bonn?

vi immaginate a ogni concerto di uto ughi “e ora due parole su stradivari e su cremona…”

ma a lucca avremmo voluto che il nome della città venisse pronunciato, non si sa in virtù di cosa.

(da il tirreno del 1 maggio 2015)

tirreno

 

 

 

 

 

 

strana città la mia, dove tutto disturba, tutto dà fastidio, tutto deve essere costantemente criticato, allontanato, fuggito.

poi, però, in mondovisione sarebbe stato bello registrare “lucca”, così, solo per ius solis.

per luce riflessa, per un pochino di celebrità grattata sotto la suola delle scarpe di puccini.

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2 risposte a ha detto “lucca”! registriamolo!

  1. AD Blues ha detto:

    Hai presente tutte quelle targhe “qui ha dormito Garibaldi per una notte nel milleottocentoperepé”?
    Ciascuno vuole i propri 15 minuti di celebrità …

    —Alex

  2. Tiziana ha detto:

    Che poi, detto tra noi, ai lucchesi di Puccini è sempre importato poco. Solo ora si rinvengono che nacque dentro le mura. In decenni non lo hanno mai valorizzato, basta considerare l’eterna rivalità tra enti e luoghi che ha sempre accompagnato la visibilità della figura di Puccini. Mi ha molto colpito anni fa la celebrazione dei 150 anni dalla nascita, con una mostra a palazzo Guinigi, all’epoca in restauro, con i materiali collocati al 3° piano, nella soffitta, e già questo ti dice tutto: Puccini in soffitta. Un freddo boia, ma era dicembre. Cercai di immaginarmi la mostra in estate, quando la soffitta diventava una fornace. Allucinante. Non c’era praticamente nulla, solo i documenti anagrafici e poco altro. La nota del Comune spiegava che tutto ciò era “per riappropriarsi fisicamente di Puccini”. Poche foto e tanti scritti, provenienti soprattutto dagli archivi comunali, da casa Ricordi e da Milano. Manoscritti di musica, reperti scolastici (curioso scoprire le valutazioni del sor Giacomo al conservatorio, le menzioni sulla composizione ed i voti di storia della musica), un quadernino di appunti a letteratura poetica e drammatica, dove evidentemente il maestro si spallava ben bene visto che annota “Ahimè, Oibò” Notizie e reperti di allestimenti delle sue opere, avvenuti altrove. Altrove? Ma l’obiettivo non era riappropriarsi fisicamente del maestro? L’impressione che ne ricavai è che i lucchesi avessero, in occasione del 150° dalla nascita, raschiato il barile dei ricordi, per evidenziare che Puccini era un prodotto locale, che la sua grandezza è stata espressa da Lucca. Ma geni si nasce e si diventa. Al talento si unisce una solida formazione, di ampio respiro, la frequentazione di ambienti particolari, l’arricchimento attraverso il contatto con realtà diverse. Il mio insegnante di storia della musica in conservatorio, durante le sue lezioni amava dichiarare che Lucca era piccola di mentalità e ristretta come la sua cerchia muraria e che quindi la stella di Puccini doveva brillare altrove, come infatti ha brillato. Milano, Roma, New York, i più grandi teatri, i più grandi artisti. Sosteneva che Lucca e la sua cerchia di mura, il suo bigottismo, il falso moralismo della sua borghesia avrebbero soffocato Puccini se fosse rimasto legato alla città, come organista o maestro in duomo. E il mondo musicale avrebbe perso la sua stella più fulgida. Ancora oggi dopo tanti anni sono convinta che avesse pienamente ragione.
    Detto questo la lucchese ristrettezza di vedute ha anche impedito che negli anni Lucca si ponesse al centro dell’universo culturale e musicale pucciniano. Non ne è stata capace. Altre città hanno legato la propria visibilità a personaggi famosi nati o vissuti sul suo suolo. Se vai ad Arezzo, tanto per restare in Toscana, senti la presenza e respiri il legame con un monaco vissuto 1000 anni fa che ha avuto il pregio di essere l’inventore del moderno sistema di notazione musicale. Loro celebrano Guido monaco tutto l’anno, con concerti, iniziative, concorsi, promozioni, gruppi corali, orchestre, La prima scuola media italiana ad indirizzo musicale è nata ad Arezzo, così come il primo liceo. Hanno saputo legare musicalmente la propria immagine a questo monaco lontanissimo nel tempo, che infatti è Guido d’Arezzo. Hai mai sentito dire “Puccini di Lucca”?
    Giusto per mettere una bandierina: a Montecarlo veniva volentieri, perchè c’erano i tordi e il vino buono, perchè ci viveva una delle sorelle, quella Ramelde che lavorava come istitutrice per la famiglia Macarini Carmignani, nel palazzotto accanto al teatro. Si dice che ci sia venuto fin da ragazzo e che abbia sognato e presagito la sua gloria futura ascoltando l’opera nel nostro teatrino e che abbia inciso con un coltellino di legno il suo nome sull’organo della chiesa (oggi l’organo è in disfacimento e la traccia non si vede più).
    Fra le testimonianze si ricorda inoltre l’esecuzione di una fantasia della Bohemè al Caffè Margherita a Viareggio da parte della nostra banda. Inizio anni ’20, al termine dell’esecuzione il maestro si alzò e volle congratularsi con gli esecutori ed in particolare con la prima tromba e col basso che si erano distinti nel brano. La banda di Montecarlo è a lui intitolata, da almeno un secolo.
    Bene ha fatto il sindaco di Lucca a concedere a nome della città il pianoforte del M°.
    In quanto ai lucchesi condivido ogni virgola di quello che hai scritto.

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