da san francesco a casa

capitava così, che si camminasse lentamente verso un posto, non casa  mia, allora la mia casa era farneta, fuori città e il mio mondo di ragazza era protetto da pareti scritte col pennarello, mausoleo di giorni passati, ricordi e memorie che come una vecchia, a vent’anni, custodivo gelosamente, convinta di stare vivendo alla fine del tempo.

camminavamo così, per le strade di lucca di notte, alla fine di una riunione dove eravamo riusciti a litigare su tutto, fra compagni si fa, sembra quasi ineluttabile, la divisione in otto posizioni se a chiacchierare fitto fitto siamo in sei.

capitava allora che si continuasse a discutere, per via mordini, per piazza del mercato, via sant’andrea, e giù giù, chissà dove, a qualche macchina parcheggiata lontano, per tornare a casa di notte, con un po’ di vino e di sigarette in corpo, appassionati alla vita e alle cose del mondo.

siamo sempre gli stessi, sempre appassionati, confusi, combattuti, il mondo è andato da un’altra parte, ma non possiamo farci niente più.

così si cammina e ci si vuol bene lo stesso, così come siamo, con il nostro diventare adulti e con il nostro rimanere eternamente bambini.

anche stanotte è andata così, niente più politica attiva, da tempo ormai non abbiamo una casa, non vogliamo una casa, io non voglio una casa, non so che farmene di un “circolo PD”.

fosse stato come allora ci sarebbero state le elezioni regionali a tenere banco, non è come allora, d’altronde niente quasi è come allora, a parte i sentimenti.

così si cammina, per lucca addormentata, si parla si parla e si parla, perché siamo quella gente lì, quella gente che di politica gioiva e soffriva.

siamo ancora quella gente lì.

 

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2 risposte a da san francesco a casa

  1. Luca75 ha detto:

    Sì, anch’io mi sento lo stesso. Ma la sensazione che vivo, che ho vissuto tornando a lavorare in questa città dopo tanti anni è che la nota di fondo sia cambiata come, del resto, è cambiata un po’ dappertutto. Eravamo interessati a cosa succedeva nel mondo, o almeno in Italia o – nel minimo dei casi – nel nostro granello raccolto in quattro chilometri di mura. Alla fine, pare che abbiamo vinto gli altri: non è (solo) questione di destra o sinistra, ma di voglia di capire, di impegnarsi, di discutere. Ha vinto chi ritiene queste cose orpelli fastidiosi.

    E a noi? Non resta che camminare, pensare e scambiare impressioni o litigate con i “superstiti” di quell’era o con quei pochi che, comunque, vanno controcorrente. Perché questi sono gli anni Ottanta del nuovo millennio, gli anni del “riflusso riflesso su certi pacchetti di Camel”. Anche per chi non fuma.

  2. AD Blues ha detto:

    Però l’amicizia resta

    —Alex

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