naufragio sirio“Furono gettate a mare le lance, ma si riempirono subito di tante persone che, per soverchio peso, le fecero affondare e così tutti i disgraziati che vi erano precipitati invece che la salvezza trovarono la morte. La costa era lontana 3 chilometri dal piroscafo e gli scogli che superavano l’acqua circa un chilometro e mezzo. Venticinque o trenta uomini si salvarono guadagnando a nuoto gli scogli dove rimasero per tutto quel giorno e la notte successiva, senza nulla da mangiare”

(cronaca del naufragio del “Sirio” tratta da l’Esare, giornale di Bagni di Lucca, 1906).

 

 

da bambina compresi che dio non esisteva perché mi faceva rabbia il suo assistere impotente alle miserie del mondo.

aveva creato un pianeta, affollato di gente, che si affannava a sopravvivere e a scampare a malattie, disastri, calamità e terremoti.

e lui, su una nuvola a mangiare noccioline e a guardare il film della nostra vita, solo per poterci dire un giorno, da morti, se ci eravamo comportati bene o male.

quella visione mi era intollerabile, mai avrei potuto immaginare mio padre guardare me cadere e rialzarmi senza provare un briciolo di apprensione, senza correre verso di me, prendermi in collo e dirmi qualche sciocchezza da bambina per farmi smettere di piangere.

decisi che di un padre che guardava i suoi figli morire mangiando noccioline seduto su una nuvola non sapevo che farmene e così ne feci a meno.

e così, adesso che ogni giorno arrivano notizie di morti, di barche rovesciate, di gente annegata e intrappolata nelle acque che speravano di attraversare, per arrivare in un mondo dove di loro non vogliamo sapere, dove si legge e si scrive che non li vogliamo, che ai gommoni occorrerebbe sparare, per fare il lavoro che ogni tanto perfino il mare si rifiuta di fare, un mondo da dove guardiamo, seduti su uno scoglio, compiersi il destino di centinaia, di migliaia di persone,  scorrendo distrattamente lo schermo di un social network pieno di spazzatura, così adesso sento addosso come un senso di svanimento ineluttabile, come se centinaia di bambini pensassero di me che non sanno che farsene, di qualcuno che li guarda morire mangiando noccioline seduto su una pagina facebook.

adesso sento di non esistere, mi sento quel dio odiato, detestato, giudicato con tanto fervore da me stessa bambina, perché, potendo, non faceva.

perché vedendo non reagiva.

perché aspettava, seduto, che la gente morta venisse da lui per potergli dire se era stata buona o cattiva.

settecento morti, ragazzi e bambini, tutti in fila in attesa di presentarsi davanti a dio, per sputargli in un occhio, per sputare anche a me, seduta come una povera vecchia demente dal cervello e dal cuore inadeguato ad agire.

mettete in fila settecento voistessi bambini.

metteteli in fila e ricordate i vostri pensieri davanti alle ingiustizie del mondo.

e poi resistete alla sensazione di svanire, come divinità inutili e immobili che non hanno senso di esistere.

io mi sento già evaporare come l’acqua di una pozzanghera in una giornata d’estate.

 

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4 risposte a

  1. marcoghibellino ha detto:

    anche il fatto che permetta l’esistenza di esseri come Salvini non depone molto a favore dell’esistenza di Un Grande Atchitetto eh?

  2. giovanni ha detto:

    senza parole

  3. AD Blues ha detto:

    Volevo descrivere come mi sento di fronte a 700 (e forse anche di più) essere umani affogati ma francamente non trovo le parole giuste per esprimere rabbia, disgusto, tristezza, impotenza.
    Potevo aggiungere “nella quasi totale indifferenza” ed invece non lo posso fare perché una mandria di decerebrati miei compatrioti pensa bene di gioire sui cadaveri con frasi disgustose.
    La reazione sarebbe quella di insultare questi stronzi fino alla fine del fiato, fino alla fine dei miei giorni ma questo servirebbe solo a sfogare la mia rabbia su di loro, come se fossero loro i colpevoli di quelle morti.

    No, i colpevoli siamo tutti e mi sento anche peggio perché no ho la minima idea di cosa si potrebbe fare perché non accada mai più.

    —Alex

  4. donna allo specchio ha detto:

    io sento solo vuoto dentro e sgomento e rabbia

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