la storia di pu’ettino

per ascoltare la storia di pu’ettino ci vogliono alcuni ingredienti fondamentali, senza i quali la storia non sarà mai la Vera Storia, con l’odore della Vera Storia, le risate della Vera Storia, le coccole della Vera Storia.

gli ingredienti sono:

1) essere bambini provvisti di nonna sganasciata.

2) non avere assolutamente voglia di dormire.

3) sia pomeriggio, e sia il riposino pomeridiano obbligatorio quanto insopportabile, senza almeno una Vera Storia.

4) sia quasi estate, filtri la luce gialla dalle tapparelle anni sessanta del condominio, nonno sia nell’orto e torni lercio e puzzolente, i genitori siano rassicurantemente lontani, a casa, insieme al fratello che si annoia senza di te.

molti di questi ingredienti non sono più disponibili, causa esaurimento merce.

per cui, avrete una “quasi vera storia”.

che è la quasi vera storia di pu’ettino. che serve per dormire.

dunque, a questo punto potete iniziare a sbadigliare.

c’era una volta pu’ettino.

pu’ettino era un bambino piccinopicciò, che stava sempre sopra a un fichino.

mentre stava lì, sopra al fichino (nonna, il fichino era quello dell’orto? sì, proprio quello lì), passò l’orco.

o pu’ettino, pu’ettino, dammi un fichino col tuo santo manino!

nono, che sennò mi acchiappi!

o pu’ettino, pu’ettino, dammi un fichino col tuo santo manino!

nono, che sennò mi acchiappi!

o pu’ettino, pu’ettino, dammi un fichino col tuo santo manino!

nono, che sennò mi acchiappi!

perché pu’ettino era furbo, non si fidava mica tanto dell’orco!

alla fine, dopo tanto insistere, pu’ettino glielo tirò.

ma finì nella popò.

o pu’ettino, pu’ettino, dammi un fichino col tuo santo manino!

nono, che sennò mi acchiappi!

o pu’ettino, pu’ettino, dammi un fichino col tuo santo manino!

nono, che sennò mi acchiappi!

o pu’ettino, pu’ettino, dammi un fichino col tuo santo manino!

nono, che sennò mi acchiappi!

e così glielo ritirò.

ma finì nella pipì.

l’orco allora tornò a insistere.

e voi potete incominciare a prendere sonno.

o pu’ettino, pu’ettino, dammi un fichino col tuo santo manino!

pu’ettino glielo passò…

e l’orco l’acchiappò alla svelta, lo infilò in un sacco, se lo mise sulla spalla e si avviò, attraverso il bosco, verso casa, dove lo aspettava la mogliera.

o mogliera mia mogliera,

metti al foco la caldera,

che ho chiappato pu’ettino!

voi che leggete, non vi preoccupate della sorte di pu’ettino, che è piccolo, ma furbo, furbissimo e sicuramente saprà come cavarsela. potete però approfittare della paura appena presa per farvi coccolare dalla nonna sgangherata, o da chiunque vi stia raccontando la quasi vera storia.

dovete sapere infatti, che appena arrivato nel mezzo del bosco, all’orco iniziò a scappare la popò (pipì e popò hanno, nelle favole delle nonne, un posto d’onore).

pu’ettino: mettiti qui, in un cantino, che mi scappa la popò. faccio presto.

ma mentre l’orco faceva la popò, pu’ettino iniziò a dire:

va più in là che sento un puzzo!

va più in là che sento un puzzo!

va più in là che sento un puzzo!”

e ogni volta l’orco andava un passettino più lontano, camminando come una rana, per via dei pantaloni tirati giù.

quando fu lontano, pu’ettino col suo coltellino fece un buco nel sacco, ci mise dentro tante foglie secche e lo richiuse con ago e filo.

o pu’ettino, come sei leggero, ma non mangi? la mogliera si arrabbierà se non porto a casa un bimbo grassottello!

e mentre si avvicinava verso casa continuava a ripetere:

o mogliera mia mogliera,

metti al foco la caldera,

che ho chiappato pu’ettino!”

ora voi forse già dormite, ma la storia va avanti, perché i bimbi si sa, sono ostinati quando non vogliono dormire e le nonne hanno un bel daffare a inventare storie che si allungano.

quando l’orco arrivò a casa della mogliera, aprì il sacco nella caldera piena di acqua a bollore e giù foglie, stecchi, ghiande e terra secca!

non vi dico la mogliera come era arrabbiata! prese l’orco a mestolate e lo riempì di colpi.

il giorno dopo, -dormite? no? ancora no?- pu’ettino era sempre sul solito fichino.

e passò l’orco.

o pu’ettino, pu’ettino, dammi un fichino col tuo santo manino!

nono, che sennò mi acchiappi!

o pu’ettino, pu’ettino, dammi un fichino col tuo santo manino!

nono, che sennò mi acchiappi!

o pu’ettino, pu’ettino, dammi un fichino col tuo santo manino!

nono, che sennò mi acchiappi!

alla fine, dopo tanto insistere, pu’ettino glielo tirò.

ma finì nella popò.

o pu’ettino, pu’ettino, dammi un fichino col tuo santo manino!

nono, che sennò mi acchiappi!

o pu’ettino, pu’ettino, dammi un fichino col tuo santo manino!

nono, che sennò mi acchiappi!

o pu’ettino, pu’ettino, dammi un fichino col tuo santo manino!

nono, che sennò mi acchiappi!

e così glielo ritirò.

ma finì nella pipì.

l’orco allora tornò a insistere.

e voi siete quasi crollati, no?

o pu’ettino, pu’ettino, dammi un fichino col tuo santo manino!

pu’ettino glielo passò…

e l’orco l’acchiappò alla svelta, lo infilò in un sacco, se lo mise sulla spalla e si avviò, attraverso il bosco, verso casa, dove lo aspettava la mogliera.

o mogliera mia mogliera,

metti al foco la caldera,

che ho chiappato pu’ettino!

appena però arrivato nel mezzo del bosco, all’orco iniziò a scappare la popò.

pu’ettino: mettiti qui, in un cantino, che mi scappa la popò. faccio presto.

ma mentre l’orco faceva la popò, pu’ettino iniziò a dire:

va più in là che sento un puzzo!

va più in là che sento un puzzo!

va più in là che sento un puzzo!”

e ogni volta l’orco andava un passettino più lontano, camminando come una rana, per via dei pantaloni tirati giù.

quando fu lontano, pu’ettino col suo coltellino fece un buco nel sacco, ci mise dentro tanti sassi, belli pesanti e lo richiuse con ago e filo.

o pu’ettino, come sei peso! ma che hai mangiato? quasi non ce la faccio a portarti a casa!

a questo punto, voi bambini potete ridere di quanto sia cretino quest’orco, e gioire di pu’ettino, che è scappato un’altra volta!

e mentre si avvicinava verso casa l’orco continuava a ripetere:

o mogliera mia mogliera,

metti al foco la caldera,

che ho chiappato pu’ettino!”

quando l’orco arrivò a casa della mogliera, aprì il sacco nella caldera piena di acqua a bollore e caddero nella pentola bollente sassi e pietroni, che fecero cadere la caldera, fecero scottare la mogliera e anche l’orco e la mogliera si arrabbiò tantissimo, prese la mestola di ferro e cominciò a rincorrere l’orco per tirarglielo nella testa, e ancora adesso è lì che lo rincorre.

adesso dormi però.

sì, nonna… ora dorm…

 

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6 risposte a la storia di pu’ettino

  1. mimma ha detto:

    Pu’ettino, Pu’ettino “tirimi” un fichino col tuo santo manino…No, sennò m’acciappi…Poche differenze fra le nostre generazioni. Almeno nelle vecchie favole…Baci Mimma

  2. AD Blues ha detto:

    :)

    —Alex

    PS = la mia nonna paterna era troppo lontana per raccontarmi favole e quella materna non troppo vogliosa di farlo. Il nonno materno invece aveva la stoffa del cantastorie, un vero talento ;)

  3. gipo ha detto:

    Me la raccontava anche il mi’ nonno!!

  4. pensierini ha detto:

    Mai sentita. Bella.

  5. Graziella ha detto:

    Bellissima! La metto da parte per raccontarla tra un po’ al mio nipotino, che ora ha 9 mesi!

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